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Don Euro non è più prete Lo ha deciso il Vaticano

Don Euro non è più prete Lo ha deciso il Vaticano

Il provvedimento che colpisce l’ormai ex parroco originario di Pontasserchio è stato reso noto dalla diocesi e segue l’esito dell’indagine avviata nel 2015

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SAN GIULIANO. Don Luca Morini, ormai conosciuto come don Euro, non è più “don”: su decisione del Vaticano, l’ormai ex parroco originario di Pontasserchio ha infatti perso lo stato clericale. Una volta si sarebbe detto che è stato ridotto allo stato laicale ma, come ci ha spiegato il vescovo Giovanni Santucci da noi interpellato, l’espressione corretta è questa. Insomma, non può più dire messa, né confessare. Certo, rimane sacerdote nel senso che il sacerdozio è un sacramento, e quindi, ad esempio, se uno è battezzato rimane battezzato per sempre. La decisione del Vaticano, per la precisione della Congregazione per il Clero presieduta dal cardinale Beniamino Stella, non è formalmente appellabile ad un tribunale ecclesiastico. L’unico che potrebbe riportare don Euro allo stato clericale è il Papa in persona. Pertanto, solo un atto di Papa Francesco (a fronte di una richiesta dello stesso don Luca) potrebbe andare sopra quello che tecnicamente è un “rescritto”, in pratica una sentenza.

La comunicazione che don Euro - nato a Pomtasserchio e in passato parroco a Avenza, Fossone, Caniparola - non è più un sacerdote è arrivata dalla diocesi con una nota a firma del vescovo. Questo il comunicato diffuso nel primo pomeriggio di ieri: «Il vescovo della Diocesi di Massa-Carrara – Pontremoli, mons. Giovanni Santucci ha reso noto al Collegio dei consultori, riunito in sessione plenaria, il decreto emesso dalla Congregazione per il Clero, con il quale “Gianluca Morini perde lo stato clericale con relativa dispensa dagli obblighi sacerdotali”. Nel 2015 nei confronti del sacerdote era stata avviata, a livello diocesano, l’indagine “praevia”. Il “rescritto”, datato 23 gennaio 2018, e trasmesso dalla Congregazione per il Clero, a norma del diritto canonico, sancisce l’esclusione del presbitero dall’esercizio del sacro ministero, esonerandolo da tutti gli obblighi previsti».

Insomma, al di là dei termini tecnici, emerge che nel 2015, dopo le prime rivelazione dell’escort Francesco Mangiacapra e i servizi delle Iene (ma anche sulla base di segnalazioni di parrocchiani), era stato il vescovo Santucci stesso ad aprire un’indagine. Indagine che poi è andata avanti anche sul piano ecclesiastico, si direbbe quasi parallelamente a quella penale (l’8 marzo ci sarà l’udienza preliminare davanti al gup). E il 23 gennaio, la Congregazione per il Clero, di fatto il ministero vaticano per il personale religioso, ha preso la sua decisione tramite la formula del “rescritto”, cioè come detto una sentenza.

«Il “rescritto” - chiarisce il vescovo da noi contattato al telefono - è del 23 gennaio ma non è arrivato il giorno dopo. Ci sono tempi tecnici. E io appena l’ho avuto ho riunito il Collegio dei consultori, un gruppo di 7-8 sacerdoti scelti da tutti i sacerdoti della diocesi, per darne comunicazione».

Domanda d’obbligo: ora che, come scrive nel suo comunicato, Gianluca Morini non è più don, continuerà comunque ad essere vostro ospite nella casa di Marina di Massa? «Con calma - ribatte il vescovo - c’è tempo. Teniamo sempre conto delle persone, non dobbiamo dimenticarci mai che si tratta di una persona».

Ricordiamo che, come detto, sul piano dell’inchiesta penale della magistratura, il prossimo 8 marzo si terrà l’udienza preliminare per il procedimento che vede indagati sia don Euro-Gianluca Morini, che lo stesso vescovo Santucci e Emiliano Colombi. Il gup dovrà decidere se rinviare i tre a giudizio o proscioglierli. Morini deve rispondere delle accuse di estorsione, truffa e appropriazione indebita; il vescovo di Massa-Carrara di appropriazione indebita e frode, quest’ultima accusa in relazione a presunte pressioni che avrebbe fatto su un'assicurazione per concedere a don Euro un punteggio di invalidità superiore al dovuto.

Emiliano Colombi deve invece rispondere di ricettazione. (m.b.)

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