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Referendum moschea il comitato rilancia «Noi andiamo avanti»

PISA. I garanti hanno detto no al referendum sulla moschea a Porta a Lucca. Ma il comitato “Il popolo decide” ribatte: noi andiamo avanti. I garanti hanno stabilito che il quesito referendario è...

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PISA. I garanti hanno detto no al referendum sulla moschea a Porta a Lucca. Ma il comitato “Il popolo decide” ribatte: noi andiamo avanti. I garanti hanno stabilito che il quesito referendario è inammissibile perché «nasconde motivi discriminatori».

Ma il testo del quesito «è identico - dicono i proponenti del referendum - a quello già ritenuto ammissibile dagli stessi garanti nel marzo 2016. Quel testo è stato elaborato dagli stessi garanti. Il referendum riguarda la collocazione urbanistica e non il diritto di culto, che nessuno nega: non vi è dunque alcuna discriminazione. Se vi fosse, questa sarebbe imputabile ai garanti, che hanno formulato il quesito e l’hanno già ritenuto ammissibile. Semmai vi è discriminazione nei confronti dei cittadini, che i garanti (ed il Comune di Pisa) non vogliono far firmare e votare su un argomento così importante: questo è stato il loro unico obiettivo sin dall’inizio dell’iter e per questo sono stati già condannati a proseguire il procedimento dal Tribunale di Pisa».

Manuel Laurora, Michele Berretta, Andrea Bartoletti e gli altri membri del comitato referendario “Il popolo decide” aggiungono: «Non è stata lesa in alcun modo la libertà di culto (c’è un centro culturale islamico in via delle Belle Donne e una moschea in via Cattaneo), ma sono all’opposto stati violati dai garanti i principi costituzionali della sovranità popolare, dell’uguaglianza, della libertà di manifestazione del pensiero e della democrazia partecipativa». Il comitato “il popolo decide” «proseguirà con fermezza la sua attività in ogni sede, giudiziale e stragiudiziale, a tutela dei suddetti valori fondamentali, finché questi saranno realizzati, attraverso l’indizione del referendum».

«L’ultimo pronunciamento dei garanti è in linea quanto sta accadendo a Pisa con il “patentino” che limita fortemente la libertà di manifestare le proprie idee a chi non la pensa come Filippeschi e compagni: due vicende che sono lo specchio della mancanza di libertà e di possibilità di partecipazione a Pisa, una città sempre più soffocata dal regime Pd, che, come tutti i regimi antidemocratici, impone cosa si può dire e fare e cosa no», dice Filippo Bedini, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «La giustificazione che si legge nel verbale dei garanti è un mero processo alle intenzioni, che ha del ridicolo».



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