La protesta
Il cieco alla fine era vero assolto dall’accusa di truffa
Ex artigiano riconosciuto innocente in appello: legittima l’indennità incassata In primo grado a Pisa era stato condannato alla pena di un anno e 4 mesi
PISA. Condannato in primo a grado a Pisa a un anno e 4 mesi per truffa aggravata ai danni dello Stato, in appello un ex artigiano della provincia è stato assolto perché il fatto non sussiste.
Una sentenza che azzera il pronunciamento del Tribunale pisano che aveva ritenuto l’imputato un finto cieco.
L’accusa aveva chiesto la conferma della condanna, ma i giudici dopo una breve camera di consiglio hanno accolto la tesi dell’avvocato Andrea Mannocci.
L’uomo, un 60enne con gravi problemi di salute, nel luglio 2014 fu denunciato dalla Guardia di finanza nell’operazione “Randazzo”.
Una citazione cinefila che prendeva spunto dal personaggio inventato da Roberto Benigni, nel suo film Johnny Stecchino: un professionista che, nella pellicola, ha il compito di smascherare il protagonista affetto da una finta malattia invalidante.
I titoli di coda sono tutti a favore dell’imputato.
Secondo l’accusa era troppo autonomo. Si muoveva da solo, andava a fare la spesa e accompagnava la figlia a scuola. Lo avevano filmato mentre camminava con apparente sicurezza. Erano, comunque, zone conosciute. Percorsi abituali fatti anche tenendo per mano la figlia minorenne.
La conseguenza di quell’indipendenza negli spostamenti era stata una denuncia per aver incassato l’assegno pagato a causa della sua invalidità. In tutto circa 47mila euro di indebite percezioni. Il verdetto fiorentino ribalta il primo grado e fa uscire dal processo il 60enne da innocente.
Dopo la chiusura della sua attività, l’ex artigiano è stato impiegato come addetto al centralino di un ente. Per l’accusa l'invalidità che gli era stata certificata fin dal 2011, avrebbe dovuto impedirgli di svolgere le normali azioni di vita quotidiana.
Aveva percepito una indennità di accompagnamento di mille e duecento euro mensili.
La Corte d’Appello ha stabilito che non aveva simulato il grave stato di invalidità per farsi riconoscere dall'Asl di Pisa i benefici che la legge prevede per i non vedenti.
Affetto anche da una forma grave diabete, e sottoposto ad amputazioni, il suo campo visivo ridotto ai minimi termini giustifica l’indennità e l’assoluzione con la formula più ampia, quella per cui il fatto non sussiste.
Pietro Barghigiani
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