Proteste
Falso, due avvocatesse a processo
L’accusa è di aver messo le firme di ignari clienti su una procura a rappresentarli
PISA. Saranno sempre davanti al giudice, ma per una volta nella condizione di imputate. Vanno a processo con l’accusa di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, due avvocatesse con studio a Santa Croce sull’Arno.
Il rinvio a giudizio è stato firmato dal gup Pietro Murano su richiesta del pm Miriam Pamela Romano.
A fine giugno la prima udienza di fronte al giudice Beatrice Dani in cui Monica Calò, 50 anni, di Santa Croce sull’Arno, e la collega di studio, Barbara Lemmi, coetanea, di Buti, dovranno difendersi dall’accusa di aver falsificato una procura a loro favore per conto di due clienti. Padre e figlio, imprenditori del settore conciario, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Michele Cieri di Firenze. Le due imputate sono assistite dall’avvocato Anna Francini che ieri nell’udienza dal gup è stata sostituita dal collega Michele Baldi.
La storia risale al 2012. I due imprenditori vantavano un credito nei confronti di un’azienda locale e si erano rivolti a una delle due professioniste che ha uno studio legale associato a Santa Croce sull’Arno. La causa non era andata a buon fine e quando i clienti avevano ritirato i documenti per cambiare difensori e presentare ricorso in appello si erano accorti che agli atti c’era un mandato speciale, cioè una procura a rappresentarli, che i due non avevano mai firmato. Quella carta, a loro insaputa secondo l’accusa, dava mandato a rappresentarli anche all’avvocatessa, sempre dello stesso studio professionale. Insomma, l’avvocatessa poteva trattare in nome e per conto dei clienti lasciandoli all’oscuro. Quando padre e figlio avevano chiesto un chiarimento alle due avvocatesse non avevano ricevuto una risposta soddisfacente. Di qui la querela e ora il rinvio a giudizio. Con la tagliola della prescrizione che incombe sul processo.(p.b.)
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