Il Tirreno

Pisa

Ex studente torna al liceo e sale in cattedra «Vi spiego la dislessia»

di Renata Viola
Ex studente torna al liceo e sale in cattedra «Vi spiego la dislessia»

Francesco Biagioni, neo dottore in psicologia, accolto al Galilei  per una iniziativa sui disturbi specifici di apprendimento

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PISA. È stato come tornare a casa dopo una vittoria olimpica. Francesco Biagioni, ventitreenne pisano, è tornato nel suo liceo, il classico Galilei, a raccontare come, a dispetto di una diagnosi di dislessia, sia riuscito a laurearsi in Scienze e tecniche di Psicologia clinica e della salute presso la facoltà di Medicina a Pisa. Il neo dottore è uno dei pochi dislessici laureati in Italia. Accolto in aula magna dall’attuale dirigente scolastico, Gabriella Giuliani, dal “suo” dirigente Michele Battaglino, dal professor Alessandro Accorinti che lo ha avuto come studente, Biagioni si è rivolto ai giovani allievi del liceo classico spiegando come oggi, un ragazzo con diagnosi di Dsa (disturbo specifico di apprendimento) può avvalersi di nuove strategie per realizzare i suoi sogni. «Dai primi anni in cui entrai in questa scuola ad oggi - ha detto Biagioni– molte cose sono cambiate: prima si pensava che si trattasse semplicemente di ragazzi svogliati, era evidente il senso di prostrazione per non riuscire a stare al passo dei compagni. Poi nel 2010 la legge 170 ha fornito ai dislessici strumenti compensativi e misure dispensative. Inoltre da venti anni esiste l’Aid, Associazione italiana dislessia, che sensibilizza e promuove iniziative per famiglie con bambini dislessici». Grazie a quella legge sono cominciate ad arrivare un fiume di diagnosi nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. «Un aiuto importante nel mio faticoso percorso scolastico – ha proseguito Biagioni– è arrivato dagli strumenti compensativi che non sono un vantaggio, ma servono a garantire autonomia nello studio. Nel mio caso per esempio è stata di grande aiuto la sintesi vocale, rifiutata per anni perché non volevo apparire agli occhi dei miei compagni “quello con l’aiutino”. Perchè –ha detto il neo dottore – a mio avviso la dislessia non è altro che un disturbo specifico delle “modalità” di apprendimento: quando si scoprono le proprie modalità si può arrivare tranquillamente al successo».

Per questo è importante che la diagnosi sia effettuata in tempi giusti in modo da adeguare strumenti e misure dispensative più adatte ad ogni singolo alunno, perché i dislessici non sono tutti uguali, come spiegato dallo psicologo e psicoterapeuta Filippo Gasperini della Fondazione Irccs Stella Maris.

Ma quali sono gli strumenti sui quali può contare le chance a disposizione dei dislessici? Le ha illustrate lo stesso Biagioni nella sua tesi di laurea: “Misure dispensative e strumenti compensativi: indagine sui vissuti soggettivi” un lavoro d’indagine sui ragazzi e le ragazze con diagnosi di Dsa. «Fondamentali per gli studenti –ha detto Biagioni– sono il tempo aggiuntivo e le interrogazioni programmate: un dislessico necessita di almeno un 30% in più per eseguire un compito. E ancora, le verifiche ridotte, ovvero la possibilità di ridurre in quantità il numero degli esercizi, che non incide sulla difficoltà. Tra gli strumenti compensativi, il vocabolario elettronico: il tempo risparmiato nella ricerca della parola sul vocabolario consente di finire una versione». E proprio per incentivare l’uso degli strumenti compensativi superando quel senso di vergogna verso gli altri compagni normolettori che Biagioni gira le scuole italiane con un team di dieci giovani dislessici provenienti da tutta Italia, con il progetto My Story. «Perché - dice - c’è ancora molto da fare nell’ambito universitario e nel mondo del lavoro».

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