Gioco
Attuare o riformare la Costituzione? La parola agli esperti
PISA. Attuare o riformare la Carta Costituzionale? E in caso di modifiche da apportare in che misura e su quali articoli? I partiti che si candidano a governare il Paese e che, fino ad oggi,...
PISA. Attuare o riformare la Carta Costituzionale? E in caso di modifiche da apportare in che misura e su quali articoli? I partiti che si candidano a governare il Paese e che, fino ad oggi, sembrano in certi casi più intenzionati a “usarla” a scopi propagandistici che a metterla in pratica, saranno in grado di lavorare sulla legge fondamentale dello Stato? Sono stati questi alcuni dei quesiti ai quali hanno provato a dare risposta due massimi esperti di Costituzione italiana, il professor Andrea Pertici dell’Università di Pisa e il professor Emanuele Rossi della Scuola superiore Sant’Anna, nell’ambito di un incontro promosso da Liberi e Uguali ospitato lunedì pomeriggio alla Leopolda.
L’approccio non univoco e tutt’altro che scontato dato alle problematiche in campo dai due docenti universitari ha consentito al pubblico, numeroso, di farsi un’idea su criticità e prospettive di un ipotetico ennesimo tentativo di riforma della Carta costituzionale presente – più o meno sottotraccia – nei programmi dei partiti che si presentano alle elezioni di domenica. Se da un lato il movimento di Pietro Grasso, al quale Pertici ha dato un proprio forte contributo in termini di idee e progetti, si rispecchia nella tesi del costituzionalista viareggino, «la sfida più interessante, dopo 70 anni, non è riformare ma attuare la Costituzione» ha ribadito anche lunedì sera, dall’altro non mancano progetti più o meno articolati di riforma della legge fondamentale dello Stato «che per taluni aspetti – ha spiegato Rossi nel suo intervento – è invecchiata». Rossi non esclude – da esperto della materia – possibilità di modifica ma entro certi limiti facendo tesoro degli “errori” che la politica sembra aver commesso anche recentemente. Il costituzionalista del Sant’Sanna invita a «imparare dall’esperienza», quella degli ultimi due referedum costituzionali bocciati dai cittadini italiani. Riforme che avevano fondamentalmente due limiti: «essere “di maggioranza” – ha spiegato Rossi – e mettere insieme “capre e cavoli”». Eppure spunti di riflessione su modifiche costituzionali ce ne sarebbero: meriterebbe una revisione «l’articolo 138 soprattutto in relazione alla definizione del quorum» spiega Rossi. E ancora l’articolo 5 che «là dove invita a riconoscere e promuovere le autonomie locali di fatto suggerisce un ripensamento della forma di Stato».
Possibilità contenute e comunque non urgenti di riforma non sono state escluse da Pertici che tuttavia mette in guardia: «l’emergere di necessità di riforma della Carta Costituzionale ne hanno bloccato l’attuazione e proprio queste necessità sono state usate come alibi dalla politica». Una politica forse non pronta, per non dire “spaventata”, a farsi carico di quello che la Costituzione, come sottolineato sia da Rossi che da Pertici, rappresenta: certamente un “limite”, un confine entro il quale si muove chi detiene il potere in quel momento, ma anche (per non dire soprattutto) un programma che non sempre la politica ha dimostrato di saper o voler attuare.
Il futuro Parlamento saprà fare di meglio? Difficile, anche per Pertici e Rossi, fare delle previsioni. Ma per entrambi c’è solo un luogo dove “giocare” questa partita: il Parlamento appunto. Della cui qualità risponderanno, in primis, gli elettori.
Valentina Landucci
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