Il Tirreno

Pisa

SANITà IN TRIBUNALE

Farmaco “riattiva” la Tbc: medico finisce a processo

Pietro Barghigiani
Un medico è accusato di aver prescritto un farmaco che ha riattivato la Tbc in un paziente
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Un medico è accusato di aver prescritto un farmaco che ha riattivato la Tbc in un paziente

Accusa di lesioni colpose per chi prescrisse una medicina dagli effetti contestati. Il paziente è un politico che era in cura a Cisanello per un’altra patologia

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  PISA Un farmaco prescritto per una patologia che, nel tempo, “deraglia” dal suo obiettivo originario e va a riattivare i bacilli della tubercolosi. Una malattia diventata latente e ormai sotto controllo che torna al centro delle preoccupazioni del paziente. Lui, infuriato, di nuovo alle prese con la Tbc, denuncia il medico. Lo scontro non viene chiarito a voce e ora è diventato un processo con il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni che ha disposto la citazione diretta a giudizio di un medico in servizio a Cisanello con l’accusa di lesioni colpose gravi. Il professionista, assistito dall’avvocato Patrizio Pugliese, comparirà a marzo davanti al giudice monocratico Paola Giovannelli. Ad accusarlo, in udienza si costituirà parte civile per chiedere il risarcimento dei danni, è un politico pugliese di 36 anni con un passato da consigliere comunale nel suo territorio, residente in provincia di Brindisi. Non ci sono interventi chirurgici al centro del contenzioso tra medico e paziente. Le lesioni colpose si sarebbero consumate solo con la somministrazione di una medicina per una patologia che aveva portato il 36enne consigliere comunale pugliese a Cisanello. Il paziente incontra lo specialista e gli spiega i suoi problemi. Ci sono le analisi e la diagnosi. Serve un farmaco che il medico prescrive. Solo che a lungo andare più che incidere sulla causa della malattia per cui si era rivolto nel centro specializzato, al 36enne quella medicina fa riemergere un malanno del passato. Un incubo sanitario che il politico pensava di aver se non debellato, almeno domato per sempre: la tubercolosi. I sintomi diventano certezza con le analisi che certificano la riattivazione del bacillo risvegliato dal suo letargo, ma sempre pronto a manifestarsi se “stimolato” con un farmaco sbagliato. Quando il paziente viene informato della causa scatenante della rediviva Tbc si affidato a un legale per querelare il medico. Da una parte l’imputato sostiene di non aver ricevuto informazioni sulla tubercolosi giovanile del politico che, al contrario, nella denuncia sottolinea di aver riferito allo specialista il suo pregresso con la Tbc rimasta latente e sotto controllo per anni. Per l’accusa il medico ha ignorato o sottovalutato i possibili effetti collaterali del farmaco poi somministrato al paziente. Di qui l’accusa di lesioni personali da cui dovrà difendersi in Tribunale.

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