La manifestazione
Questura “assediata” per ore
Presidio per reclamare la liberazione dei giovani portati negli uffici
PISA. Da via Mazzini, teatro di violentissimi scontri, a Ponte di Mezzo, “occupato” per alcune decine di minuti. Il popolo anti-Salvini si è poi rimesso in marcia. Cartelli, striscioni e cori contro la Lega Nord hanno accompagnato il lungo percorso che i manifestanti hanno seguito per arrivare nei pressi della questura. In una via Lalli blindata da decine di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa e illuminata a giorno dai lampeggianti dei blindati è iniziata la lunga attesa per «riabbracciare i compagni fermati».
Un lunghissimo faccia a faccia tra le forze dell’ordine schierate davanti agli uffici della questura e i tanti manifestanti che hanno occupato via di Simone “armati” di striscioni e bandiere, intervallato dall’arrivo dell’avvocato e di una mamma che si è fatta spazio nel presidio per raggiungere il figlio, uno dei sei fermati. Eppure quella di ieri pomeriggio doveva essere una «giornata di lotta da portare avanti con determinazione, ma col sorriso», ha spiegato il variegato popolo che si è riunito davanti al Comune per dare avvio ad una manifestazione che, dopo qualche minuto, si è caratterizzata per scontri e violenze. Tra loro militanti e candidati di Potere al Popolo, esponenti dell’Arci, migranti, studenti medi e universitari, movimenti femminili, antagonisti, antifascisti, sindacati di base e comitati dei quartieri popolari. «Siamo italiani, pisani, meridionali e migrati. Donne e uomini che non accettano la propaganda di chi fomenta odio alimentando una guerra tra poveri», hanno specificato al megafono i manifestanti in un centro spaccato in due.
«Da una parte odio e xenofobia - proseguono - dall’altra amore e bellezza, integrazione e condivisione». Due estremi divisi da poche centinaia di metri. Distanza che si è assottigliata quando il popolo «antifascista e antirazzista» si è messo in marcia coprendo in pochi minuti Corso Italia, prima di scontrarsi per la prima volta con il cordone di polizia che blindava piazza Vittorio Emanuele. «Oggi (ieri per chi legge, ndr) Salvini non deve parlare - l’obiettivo dei contestatori -. A Pisa deve risuonare il grido di dolore dei disoccupati e dei licenziati, le rivendicazioni degli studenti, degli operai e dei quartieri popolari». A parlare sono stati invece soprattutto manganelli e bastoni. E a più riprese è risuonato l’eco di bottiglie e oggetti che si sono infanti a terra e sui blindati delle forze dell’ordine.
Danilo Renzullo
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