Sicurezza
Ossa sparite nel cimitero, nessun colpevole in Comune
La Corte dei conti “assolve” uno degli addetti del camposanto di San Piero a Grado. Le cassettine con i resti di madre e figlia andarono perse durante un’esumazione
PISA. Quello che può essere ritenuto il responsabile della scomparsa delle cassette con le ossa di due defunte è morto da tempo. E all’aiutante non si può addebitare alcuna colpa per quell’impiccio che al Comune è costato 50mila euro. Finisce con un’assoluzione davanti alla Corte dei conti il caso di un dipendente a cui la Procura chiedeva un risarcimento di 12.500 euro come danno erariale per la perdita dei resti di mamma e figlia nel cimitero di San Piero a Grado. Anzi, i giudici contabili hanno disposto il rimborso delle spese legali di 500 euro a carico di Palazzo Gambacorti a favore dell’impiegato. Nessun responsabile fisico è stato, quindi, individuato per la perdita delle spoglie mortali delle due donne. Che ci sia stata superficialità nel gestire esumazione e custodia delle cassette è di un’evidenza solare. Come prima richiesta danni gli eredi di Marcella Pagni e della mamma Cesira Giovannetti (originari di Lari e ora residenti tra Firenze e Livorno) avevano chiesto 550mila euro. L’accordo con il Comune nel 2015 fu raggiunto a 50mila euro. Quello che era accaduto nel cimitero di San Piero a Grado fu una sintesi di superficialità e cialtroneria. I resti di Marcella Pagni e della mamma Cesira furono esumati e riposti in due cassettine nel febbraio 1999 perché dovevano essere sistemati nel loculo di famiglia. Resti che alla fine sparirono tra dimenticanze e negligenze di chi avrebbe dovuto occuparsi di quelle ossa con maggiore attenzione. Le due cassettine furono ritrovate in un ripostiglio del cimitero nel settembre 2005. Solo che quando la tomba venne aperta i parenti scoprirono che i resti delle due donne non c'erano. Per anni i familiari avevano pregato davanti a una lapide dietro alla quale non c'erano Marcella e Cesira. Dopo qualche giorno nella camera mortuaria, fra pale, picconi, calce e sporcizia, furono trovate due cassette. Su una si leggevano ancora il nome e cognome della nonna Cesira. Di qui la rabbia dei parenti che fecero causa al Comune. La transazione chiuse ogni pendenza. I due addetti del cimitero resero una «dichiarazione “confessoria” che era stata sicuramente elaborata da qualche funzionario che aveva poi indotto i due alla sottoscrizione. Il deceduto, era in realtà, nella sua qualità, il vero ed unico responsabile delle operazioni cimiteriali essendo il custode - esecutore sepoltuario» scrivono i giudici contabili. Il collega era solo un esecutore. E non ha colpe nella sparizione delle ossa.
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