Il Tirreno

Pisa

Bici contro un’auto Ciclista condannato

di Antonio Scuglia
Bici contro un’auto Ciclista condannato

La sentenza: 4500 euro per uno stop non rispettato Ma anche il Comune pagherà per la segnaletica poco visibile

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PISA. Vita dura per i ciclisti che non rispettano il Codice della strada, soprattutto se il loro comportamento provoca un incidente. Un pisano è stato condannato a pagare oltre 4500 euro dal giudice di pace Flavio Ceccarini (sentenza (534/17) dopo essere finito addosso a un’auto, anche se per sua fortuna il Comune, terzo chiamato in causa, dovrà contribuire con circa 2000 euro per la segnaletica insufficiente.

Il ciclista in realtà aveva sostenuto che il torto fosse di chi guidava l’automobile, chiedendo ben 4mila euro di risarcimento, ma il giudice gli ha dato torto.

L’incidente è avvenuto in Porta a Lucca una mattina di febbraio del 2014: una Fat 500 guidata da una donna che percorreva via Fabio Filzi fra via XXIV Maggio e via di Gello venne urtata da una bici condotta dall’uomo poi citato in giudizio, che provenendo da una strada a fondo chiuso si immetteva sulla strada principale non rispettando la segnaletica di stop. L’uomo era stato sbalzato sul cofano motore dell’auto, infrangendone il vetro anteriore e riportando diverse lesioni. E, chiamato in causa, proponeva domanda riconvenzionale contro l’automobilista sostenendo che la colpa fosse della donna che «non teneva una velocità consona allo stato dei luoghi» e che quindi era lei che lo aveva investito. Inoltre sosteneva che il segnale di stop non fosse visibile perché coperto dalla vegetazione mentre la segnaletica verticale era inesistente.

Ma la proprietaria dell’auto che chiedeva il risarcimento dei danni (quasi 1500 euro) assistita dall’avvocato Bernardo Polese, e la conducente assistita dall’avvocato Giulia Cerrai, hanno vinto la causa. Le foto post urto provano infatti, secondo il giudice, che è stata la bici ad andare addosso all’auto e non il contrario: la bicicletta, si legge in sentenza, «si è immessa nel flusso della circolazione pressoché contemporaneamente al passaggio dell’auto», senza assicurarsi di poterlo fare in condizioni di sicurezza. Abitando nei pressi, inoltre, l’uomo non poteva non sapere che via Filzi aveva la precedenza su quella stradina privata. Quanto alle spese di giudizio, però, dovrà partecipare anche il Comune perché è vero che l’uomo arrivava da una strada privata ma essa è pur sempre di uso pubblico e quindi, rileva il magistrato, è tenuto all’obbligo di «mantenere costantemente ed efficientemente la segnaletica» e a vigilare che i proprietari confinanti taglino le siepi e i rami sporgenti affinché non nascondano la segnaletica.

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