Italia
Sparatoria al Cep, Iacono scrive al Tirreno: «Non chiedo scusa, né mi pento»
Pisa, con una lettera inviata in redazione parla il 21enne detenuto in carcere: «Volevo solo ferire quei prepotenti che mi hanno aggredito»
PISA. Che abbia sbagliato non lo nega. Ma è l’unica concessione che fa in una storia dove tutto è contro di lui. Di sicuro sentirsi definire pentito è un’onta che vuole cancellare. Che ripudia come fosse un organo trapiantato colpito da rigetto. E neanche vuol passare per uno che chiede scusa ai feriti.
Patrizio Giovanni Iacono, lo sparatore del Cep, non si affida agli avvocati per chiarire movente e reazioni di quello che ha combinato la mattina in cui si è trasformato in un pistolero. Sceglie di scrivere una lettera e spedirla al nostro giornale. Un foglio di carta a righe vergato con una biro nera che per una pagina e mezzo diventa la sua difesa.
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Una difesa che tiene il punto in cui il 21enne di origine sarda non cede all’emotività del momento. Non indulge al pietismo. Ammette di aver sbagliato, ma non chiede scusa. «Non volevo ucciderli, ma solo ferirli». E, ancora, «pentito non fa parte del mio vocabolario». Lo Iacono pensiero è condensato in trentatrè righe in cui annuncia, anche se le tiene per sé, le ragioni di quella sparatoria. Il rimprovero per la moto da cross? Un pretesto, secondo il detenuto al Don Bosco. Dietro c'è dell’altro. Dice di essere stato aggredito dal gruppo che poi è diventato un bersaglio mobile nel mirino della sua pistola, peraltro non ancora trovata. Le fanno compagnia la scacciacani modificata e la moto. Dettagli di un caso che per un giorno ha proiettato Pisa sul palcoscenico della cronaca nazionale.
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Inizia la lettera in corsivo e poi cambia carattere usando lo stampatello. Ecco cosa scrive Iacono al Tirreno: «Signori giornalisti, avete tanto strumentalizzato questa questione che è tutta da chiarire, ma la bugia più grande che avete detto è che io avrei chiesto scusa ai feriti e che sono pentito di quello che ho fatto. Questo è assolutamente falso, io ho solo dichiarato di non aver sparato ad altezza d’uomo e che non era mia intenzione uccidere, ma solo ferirli».
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Una premessa da cui Iacono parte per sviluppare il ragionamento che, secondo le sue convinzioni, è alla base dei colpi di pistola. «Quello che ho fatto non l’ho fatto, come dicono, per un banale richiamo, le cose non stanno così, avevo le mie ragioni – prosegue –. Queste sono le mie vere parole, ho avuto le mie ragioni per sparare anche se so di aver sbagliato, non ho chiesto e non chiederò scusa alle quattro persone, non sono pentito di niente. Pentito non fa parte del mio vocabolario. Dite la verità che trovo questo altamente offensivo. Le persone dovrebbero prendersela con quei prepotenti che mi hanno aggredito in gruppo». La versione di Iacono in attesa del processo.
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