Sicurezza
René Magritte alla festa dei 10 anni
Il museo nacque nel 2008. In calendario anche le foto di Yamashita e le illustrazioni di Mattotti
PISA. Per i cinesi il blu è il colore dell’immortalità. E hanno ragione, perché all’immortalità va abbinata l’arte. E Blu - in questo caso usiamo la maiuscola - è il Palazzo che a Pisa è diventato in poco tempo una meta turistica e un produttore d’indotto di rilevanti proporzioni. Da solo, con le proprie forze, fa una cospicua parte di quello che in città si dice da decenni ma che nessuno dalle stanze della politica è ancora riuscito ad intraprendere: “liberare” Pisa dal monopolio del “mordi e fuggi” della Torre.
Siamo entrati nel 2018 e ieri pomeriggio, con una cerimonia a cui hanno presenziato il prefetto Angela Pagliuca, il sindaco Marco Filippeschi, il presidente della Fondazione Pisa (di cui la Fondazione Palazzo Blu è diretta emanazione) Claudio Pugelli e il presidente della Camera di Commercio Valter Tamburini, il museo ha celebrato i suoi primi dieci anni di vita. Ha detto bene Roberto Guiggiani, ex direttore dell’Azienda di promozione turistica, quando ha ricordato di quando, nel 2008, «un’astronave di colore blu atterrò sui lungarni. La prima mostra, quella su Chagall, fu una scommessa, ma con il tempo è stato raggiunto un numero costante di visitatori, e questo a prescindere dagli artisti ospitati, segno evidente che intorno a Palazzo Blu si è creato un clima di fiducia, credibilità e aspettativa. Insomma, ormai i visitatori sanno che qui non vengono propinate bufale».
Il presidente della Fondazione Palazzo Blu, Cosimo Bracci Torsi, si è scusato anticipatamente per la scarsa modestia: «Abbiamo senza dubbio rappresentato – ha sottolineato – una novità positiva per la città e la Toscana. Ho ancora impressa nella mente la sorpresa della gente per il colore dato al palazzo ristrutturato e per le prime file davanti all’ingresso delle mostre, scena mai vista a Pisa prima di allora. Se con la collezione permanente abbiamo contribuito a soddisfare l’identità territoriale, con la grande pittura del Novecento siamo andati un po’ contro tradizione, ma ne valeva la pena, visti i risultati, anche perché siamo riusciti a sostenere un lungo ciclo espositivo che ha fruttato molto in termini di presenze».
Quello appena iniziato sarà un anno nuovamente magico per Palazzo Blu. C’è da scommetterci. Le premesse ci sono tutte e sono rappresentate dal bilancio della mostra che si è chiusa da pochissimi giorni, quella sul grafico e incisore olandese Mauritz Cornelis Escher: quasi 95mila visitatori (94.377 per la precisione), di cui il 36% di pisani, il 49% di toscani fuori Pisa, l’11% di italiani (esclusa la Toscana) e il 3% di esteri. Con la Liguria e l’Inghilterra a fare da padroni. «Inizialmente – ha confessato Alessandro Cerami, direttore di Palazzo Blu – eravamo un po’ preoccupati, a causa dei primi due mesi andati a rilento. Poi, superata la diffidenza nei confronti di un artista meno noto di altri e grazie ad un allestimento particolare e convincente, siamo andati pian piano verso un autentico boom».
E dopo Esher? La curiosità era tanta per le prossime mostre temporanee. E ieri è stata soddisfatta, svelando gli appuntamenti in programma. A primavera, dal 23 marzo, ci sarà la mostra “Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita”, proposta dal National Geographic e che avrà alcune conferenze di contorno, tra cui quella di Gianni Sofri. In estate, invece, spazio al fumettista e illustratore Lorenzo Mattotti e alle sue copertine di “The New Yorker”.
Ma il piatto forte, come sempre, ci sarà in autunno, quando con la collaborazione del Centre Pompidou sarà protagonista il surrealismo con la mostra dedicata a René Magritte, uno dei più grandi pittori del Belgio, noto con il soprannome “le saboteur tranquille” per la sua capacità di insinuare dubbi nel reale, rappresentando soggetti apparentemente realistici che però stupiscono per dettagli misteriosi che conferiscono all’opera un significato nuovo e insolito. Di Magritte è innamorato, ad esempio, l’attore e trasformista Arturo Brachetti, che in un video inviato a Palazzo Blu ha fatto i complimenti per la scelta ricordando come uno dei quadri dell’artista surrealista sia sempre presente sul palcoscenico durante i suoi spettacoli.
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