Sicurezza
Uccise in auto madre e zia: assolta per vizio di mente
Decisiva la perizia psichiatrica: incapace di intendere e volere al momento del fatto. Il giudice ha disposto la misura di sicurezza per 10 anni alla Rems di Volterra
PISA. Un blackout psichico che annulla la capacità di intendere e volere. E che per legge diventa una causa di non punibilità. In quel buio totale della ragione uccise madre e zia, “colpevoli” di volerla far curare. Ieri mattina Daniela Marzetti, 51 anni di Volterra, è stata assolta per vizio totale di mente. Il gup Donato D’Auria ha disposto per la donna un ricovero come misura di sicurezza di 10 anni nella Rems di Volterra.
Trascorso il periodo, Marzetti sarà sottoposta a controlli periodici per valutarne la pericolosità sociale. Solo nel caso in cui i medici dovessero intravedere un barlume di recupero, capace di disinnescare istinti omicidi potrà sperare di tornare in libertà. Quella che una perizia ha ritenuto ancora possedere l’imputata che al momento del fatto, il 9 gennaio 2017, è stata considerata incapace di intendere e di volere. È stata un’udienza breve quella ha messo fine a una tragedia familiare in cui il movente fu una malattia psichica fuori controllo. In aula il pm Aldo Mantovani e l’avvocato Erica Ballatori che ha seguito fin dal primo giorno le sorti giudiziarie di Marzetti, accusata di duplice omicidio volontario. Professione operatrice socio-sanitaria in una casa di riposto per anziani nel Senese, la donna era in cura al Cim di Volterra.
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Disturbi seri che preoccupavano i familiari. La mattina del 9 gennaio era alla guida della Panda del marito. In via Poggetti, nei pressi del teatro romano, la follia prese forma. Trasformate nelle mente malata della donna in bersagli mobili, furono investite e uccise la mamma, Angela Cuviello, 70 anni, e la zia, Lucia Cuviello, di 75. Le vide passeggiare e indirizzò l’auto contro le due donne travolte da dietro. Inconsapevoli nel centro del mirino per diverse decine di metri. Senza rallentare, né sterzare all’ultimo istante per evitare una tragedia che di lì a poco lasciò sull’asfalto i corpi senza vita delle due vittime che tanto si prodigavano per curare figlia e nipote. Il 22 dicembre sul profilo Facebook aveva scritto: «Grazie mamma per tutto quello che stai facendo per me! Il regalo di Natale più bello! Credo proprio che una mamma così me la invidiano tutti! Ti voglio bene! Tua figlia Daniela».
Neanche tre settimane dopo i due omicidi. Dopo averle travolte si era fermata nella piazza del Bastione a pochi metri di distanza dall’impatto mortale. Si accese una sigaretta e attese i soccorritori. Sembrava una spettatrice anziché la protagonista di quella tragedia. L’effetto drammatico di un malessere psichico che si era manifestato con litigi continui e paranoie. E come spesso accade in storie di disagio mentale i primi a farne nel spese erano i familiari. Daniela Marzetti è stata in carcere per diversi mesi. Ora il suo soggiorno obbligato sarà alla Rems di Volterra. Una stanza, operatori che la possono seguire, psichiatri in grado di affiancarla in un percorso di recupero. Per almeno dieci anni. Fino a che i medici non certificheranno che i fantasmi che tengono in ostaggio la sua mente non la rendono più una persona pericolosa.
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