Si intascava i soldi dei pazienti: condannata
Pena di due anni (sospesa) per peculato ai danni di un’impiegata di Tossicologia forense già licenziata
PISA. Due anni con la condizionale per aver preso soldi dai pazienti e non averli girati all’Azienda ospedaliera.
È la sentenza inflitta ieri pomeriggio dal primo collegio (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) a carico di Giulia Venturucci, 46 anni, di Pisa, ritenuta colpevole di peculato.
Per l’accusa, pm in aula Flavia Alemi, incassava le banconote, ma non versava il denaro per il pagamento dei ticket che sei cittadini pensavano di aver saldato. Ex tecnico di laboratorio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, in servizio a tossicologia, l’imputata era difesa dagli avvocati Antonio Cariello e Sergio Martelli. Aveva lasciato il posto dopo la scoperta dell’ammanco con un licenziamento in tronco.
Poca roba, nell’ordine di un migliaio di euro. Secondo la Procura «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in qualità di incaricata di pubblico servizio, nella specie, rivestendo il ruolo di operatore tecnico di laboratorio presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, si appropriava delle somme di denaro di seguito indicate, per un importo complessivo di 953 euro che le erano state corrisposte in contanti da vari pazienti a titolo di pagamento del ticket per prestazioni sanitarie erogate dalla predetta azienda ospedaliera». Venne scoperta perché chi le aveva dato soldi cash poi chiedeva analisi e prestazioni per cui credevano di aver diritto e, invece, si sentivano rispondere che senza pagare non era il caso di insistere nelle pretese.
La Corte dei conti si era già pronunciata sugli stessi fatti condannandola a risarcire l’Aoup con 946 euro. Venturucci ha restituito i soldi intascati in maniera fraudolenta.
Le sparizione di soldi di cui era accusata la donna, che aveva lasciato il lavoro ancora prima che iniziasse il procedimento, si era concentrata nel dicembre 2014. Sei episodi abbastanza ravvicinati nel tempo con somme che vanno dai 150 ai 180 euro. Gli ignari cittadini versavano, inconsapevoli di regalare denari alla dipendente e non per il servizio effettuato dal dipartimento di tossicologia forense per esami del sangue o sui capelli. Il comportamento era identico: «In tutti questi casi la condotta serbata dalla convenuta è sempre stata analoga: prometteva di far avere all’interessato la ricevuta di versamento, lasciava anche un proprio numero quale recapito telefonico e, salvo qualche ulteriore contatto, poi non era più rintracciabile, impossessandosi illecitamente del denaro consegnato».(p.b.)
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