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Pisa

Firmata l’archiviazione per Ferretti

Firmata l’archiviazione per Ferretti

Rapina tragica, il gip accoglie la richiesta della Procura e conferma la legittima difesa del gioielliere per la morte del bandito

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PISA. Daniele Ferretti non ha commesso alcun reato. Ha reagito di fronte a un pericolo reale per la propria incolumità e quella della moglie. E non gli può essere addebitata la morte di uno dei due banditi che erano entrati nella sua gioielleria per rapinarlo.

È stata accolta dal giudice la richiesta della Procura di archiviare la posizione del gioielleria che la sera del 13 giugno 2017 sparò e uccise un rapinatore.

Il gip Giulio Cesare Cipolletta ha firmato il decreto di archiviazione accogliendo l’istanza presentata dal sostituto procuratore Paola Rizzo. Il comportamento di Ferretti è da antologia della legittima difesa. Non ci sono dubbi. E mai ce ne erano stati, anche se per arrivare al pronunciamento del giudice era necessario che la Procura indagasse il commerciante per consentirgli di nominare consulenti e avvocati.

Né l’ex moglie, né il fratello del rapinatore morto si sono opposti alla richiesta di archiviazione. Si sono consultati con i rispetti legali e hanno deciso di non contestare le conclusioni dell’accusa sul comportamento del commerciante. Una pagina chiusa di un dramma che coinvolge anche loro.

La consulenza balistica aveva stabilito che fu Gabriele Kiflè a sparare per primo e che Ferretti, nel tentativo di proteggere se stesso e la moglie reagì esplodendo a sua volta diversi colpi di pistola. Due raggiunsero Simone Bernardi, 43 anni, di Aprilia, disarmato, rimasto sulla porta. Aveva il volto travisato. Un proiettile gli trapassò un avambraccio. Il secondo, mortale, entrò dalla spalla sinistra per poi provocare le lesioni letali a polmone e cuore. È la ricostruzione alla base dell’archiviazione per il gioielliere. Bernardi, problemi di tossicodipendenza, rra uscito dal Don Bosco a marzo dopo aver scontato una lunga pena per un’altra rapina avvenuta in provincia di Grosseto.

Il perno di tutto è la proporzione tra azione e reazione. Non solo Ferretti era minacciato da un pericolo incombente, ma aver accertato che il rapinatore ha sparato per primo rafforza il contesto previsto dal codice penale per chiedere l’archiviazione sostenendo una legittima difesa piena e ordinaria. Per il pm Rizzo non ci sono zone opache nella sequenza mortale dell’assalto alla gioielleria. Entrarono in due, Kiflè e Bernardi, per una rapina all’apparenza semplice. Lo sparo di Kiflè dopo le minacce alla moglie del commerciante per aprire la cassaforte, l’arrivo di Ferretti armato di pistola dal retro bottega e il conflitto a fuoco in cui a cadere fu Bernardi.

Lo sparatore, claudicante, scappò e fuori ad attenderlo c’era Marco Carciati, 43 anni, di Pisa. Un terzo arrestato, Damiano Masi, 39 anni di Pomezia, fin dall’inizio ha sostenuto, non creduto, di essere stato a Pisa con gli altri ma di aver fatto di tutto per evitare la rapina. Ora arriva il decreto del giudice che solleva Ferretti da ogni responsabilità sulla morte del bandito.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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