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La “cacciata” sei anni fa ma la soluzione non c’è

La “cacciata” sei anni fa ma la soluzione non c’è

PISA. Il prossimo 6 marzo saranno sei anni dalla firma della delibera di giunta che sancì il trasferimento delle bancarelle di piazza Duomo per permettere i lavori di restauro alla facciata del Museo...

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PISA. Il prossimo 6 marzo saranno sei anni dalla firma della delibera di giunta che sancì il trasferimento delle bancarelle di piazza Duomo per permettere i lavori di restauro alla facciata del Museo delle Sinopie. Delibera da cui è nato un durissimo braccio di ferro tra Comune e ambulanti che ad oggi non sembra avere ancora una conclusione visto che le attività si trovano ancora in una sede temporanea, quella di piazza Manin.

Da quel 6 marzo seguirono proteste, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato da parte dei bancarellai fino al 9 ottobre quando anche l’ultima bancarelle fu rimossa dalla piazza (dopo un blitz delle forze dell’ordine per allontanare gli ambulanti che avevano occupato i banchi). Poi il 4 marzo 2014 una nuova delibera del Comune che concesse agli operatori di insediarsi provvisoriamente in piazza Manin.

«Ad oggi siamo ancora alla situazione di quattro anno fa – spiega Giulio Garzella, coordinatore sindacale di Confesercenti Toscana Nord – visto che nessuna delle nostre proposte per una collocazione alternativa è stata presa in considerazione. Prima l’acquisto dell’area interna all’ospedale denominata Umi1, poi del palazzo ex Trovatelli e infine avevamo presentato il progetto, già approvato nel 1998, per collocare i banchi nell’area del Santa Chiara separata da piazza dei Miracoli dal muro delle cappelle mortuarie. Tutte proposte rimandate al mittente».

E intanto il Comune cerca faticosamente di approvare entro la fine della legislatura il nuovo piano del commercio su aree pubbliche nel quale inserire la sede delle bancarelle alternativa a piazza Manin. Ancora Garzella: «La Sovrintendenza ha messo il veto al nostro progetto per il Santa Chiara, stessa Sovrintendenza che lo aveva approvato nel 1998. A questo punto il Comune ci ha proposto, con una bozza di planimetria indecifrabile, di concentrare tutti gli ambulanti in largo Cocco Griffi: oltre a quelli già presenti, si aggiungerebbero i banchi di piazza Manin, quelli di piazza Arcivescovado e quelli di via Maffi. Tutto questo però – conclude Garzella – senza alcuna formulazione ufficiale e soprattutto senza aver più una convocazione del tavolo di concertazione».

Questo lo stato dell’arte sulla “questione bancarelle” senza dimenticare che è in ballo il pronunciamento del comitato interistituzionale per il decoro, istituito dopo la firma del protocollo tra Regione, Comune e Sovrintendenza, chiamato a definire quale aree monumentali siano compatibili o meno con la presenza di attività ambulanti.

I lavori di questo comitato si stanno protraendo da mesi o quanto meno i suoi risultati non sono ancora stati resi noti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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