La protesta
«Chiedo scusa ai quattro feriti ho esagerato»
Iacono si pente per gli colpi contro i clienti del bar Arresto convalidato, il giovane resterà in carcere
PISA. Dice di essere pentito. E chiede scusa. Con il giudice, però, non parla. Strategia o necessità per i legali di studiare una linea difensiva coerente in grado di alleggerire una posizione che definire compromessa è un eufemismo.
È comparso davanti al gip Giuseppe Laghezza, lo sparatore del Cep Patrizio Giovanni Iacono. È il 21enne di Alghero che venerdì mattina ha reagito con almeno sette-otto colpi di pistola - tra scacciacani modificata e arma autentica nei due tempi dell’assalto agli avventori - ai quattro clienti della Caffetteria Tirreno che lo avevano rimproverato per le sue evoluzioni in strada con la moto da cross.
Esibizioni da recidivo, considerato che Iacono nelle ore libere dalla detenzione domiciliare si era fatto conoscere proprio per le sue corse in mezzo a bambini e anziani con tanto di impennate.
Un’ora e mezzo trascorsa nella saletta del Don Bosco che è servita per verbalizzare la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il giudice, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Paola Rizzo, non solo ha convalidato l’arresto per tentato omicidio, detenzione di armi clandestine ed evasione, ma anche ha disposto la custodia in carcere.
Il passaggio tecnico dell’udienza di convalida non ha fornito esiti diversi da quelli che era presumibile ipotizzare con un carico di reati così pesante da cui difendersi.
Intorno alle 11,30 l’avvocato Giuseppe Carvelli, il difensore di Iacono con il collega sardo Elias Vacca, è uscito dal Don Bosco.
«Il cliente si è avvalso della facoltà di non rispondere – spiega –. È pentito e dispiaciuto per quello che è successo e si scusa con le quattro persone ferite».
In carcere da sabato mattina, Iacono per ora ha parlato solo con l’avvocato Carvelli che, con il collega, è il tramite anche con la mamma Giusy Nieddu.
Le uniche parole sono quelle rivolte ai feriti. I bersagli di una follia urbana che il destino ha voluto declinare nel quasi miracolo. Un proiettile della scacciacani si è fermato contro il bottone del jeans di uno dei quattro bersagli.
«Che abbia mirato alle gambe non vuol dire molto, quei colpi sono stati sparati per uccidere» ha sottolineato in conferenza stampa il procuratore capo Alessandro Crini. Di qui l’accusa di tentato omicidio.
«Iacono si rende conto di aver reagito in maniera sproporzionata ed esagerata al richiamo degli avventori – prosegue l’avvocato –. Una reazione spropositata rispetto all’azione innescata dalla lite stradale».
Il legale non ha ritenuto di chiedere misure alternative alla cella: «Ora è prematuro. Valuteremo con il collega eventuali ricorsi al Tribunale del Riesame, ma non è questo il momento».
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