Italia
«Ma che siete vigili?» poi il via alla follia
Le testimonianze di chi si trovava alla Caffetteria Tirreno
PISA. «Voleva entrare nel bar. Mi sono precipitata per chiudere la porta». Alida Guidi è la barista che dal bancone della Caffetteria Tirreno prima ha sentito e poi ha visto il raid di Giovanni Patrizio Iacono. Sono passati pochi minuti dalla scena da Far West e la dipendente è ancora scossa. A una manciata di metri, quattro persone sono state colpite dagli spari di un giovane. L’episodio attira nel cuore del quartiere popolare i residenti. Tanti gli amici dei quattro feriti. Si informano sulle condizioni e ricordano, con immagini non benevole, l’autore degli spari. La barista rivive quei momenti. «Ho visto del trambusto fuori dal locale – racconta –. Ho dato un’occhiata e i clienti a un certo punto si sono mossi alzandosi dalle sedie. Negli stessi istanti ho sentito gli spari. All’improvviso lo sparatore si è avvicinato. Voleva entrare, ma gli ho chiuso la porta in faccia».
Al Cep, in parallelo alle forze dell’ordine, diversi giovani si sono attivati per cercare Iacono. Si sono passati le foto, scambiati informazioni. L’anima popolare del quartiere ha dato il suo contributo alla ricerca del fuggiasco rintracciato nella tarda serata di ieri proprio a pochi passi da casa.
Alcuni amici delle persone ferite, nonostante ai cronisti dicessero di non conoscere l’autore della sparatoria, erano già andati sotto casa sua. Sapevano chi fosse anche se non ci hanno mai veramente interagito.
Edoardo Roccasalva è tra quelli che era in zona. «Ha iniziato a sparare all’impazzata solo per il richiamo ad andare più piano – spiega – “Siete vigili urbani che mi dite quello che devo fare? ”, ha risposto il giovane a chi gli diceva di andare a una velocità contenuta. Ci sono anziani e bambini che attraversano la strada».
Armando Adami abita davanti alla Caffetteria, luogo della sparatoria, era in casa e ricorda: «Ho sentito due spari. Sembravano di una pistola ad aria compressa. Poi, passato qualche minuto, ho sentito altri spari, quattro, forse cinque, e questa volta erano spari veri. Non c’era alcun dubbio». Il tempo di realizzare l’accaduto che Adami ha potuto vedere solo un uomo che si dava alla fuga e sentire le grida dei feriti. Piero Ricoveri era nei pressi del bar e ha visto qualcosa di più. «Il ragazzo ha inchiodato con la moto. È sceso. Ha attraversato andando verso il gruppo di persone che gli aveva detto di andare più piano e ha sparato con una piccola pistola». Sembrava se ne fosse andato soddisfatto ma «è tornato sul posto con una pistola vera e ha fatto fuoco di nuovo». Sempre Ricoveri aggiunge: «Lo conoscevamo di vista. Ma io personalmente non c’ho mai parlato». Lucia Bracaloni, residente storica del Cep, aggiunge: «Sono preoccupata. Siamo tutti preoccupati. Dovevo recuperare i vestiti di Mohamed (uno dei feriti, ndr) ma la scientifica li ha messi in un sacco. Le persone ferite le conosco tutte e sono persone che si danno da fare e che lavorano. Chi fa l’elettricista, chi il meccanico, chi il muratore. Chi ha sparato lo conosco solo di vista».
Sulla scena della sparatoria rimane il casco dell’aggressore che gli era stato tolto durante la colluttazione. Intanto, si raduna sempre più gente, molti sono giovani e mentre alcuni rimangono increduli altri cercano disperatamente di risalire al colpevole andando a cercare qualche suo amico. Mario Ceccarelli vuol dire la sua e lo fa con rabbia. «Si deve arrivare a questo? A pistolettate in pieno giorno mentre la gente fa la spesa? Mentre passano donne con figli nelle carrozzine? E qui chi c’è? C’è qualcuno del Comune? Qualche rappresentante dell’amministrazione? Dovrebbero essere qui tra i primi sul campo ed invece non c’è nessuno». Certo è che il quartiere del Cep non vuole e non merita una “pubblicità” del genere. «Ed ora cosa diranno di noi? Perché ci lasciano soli? », conclude amaramente Bracaloni.
Carlo Venturini
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