La manifestazione
Luvisotti rimane agli arresti
Avino si “smarca” dal fondatore dell’Ivg e al pm fa dichiarazioni accusatorie. Ricorso in Cassazione
PISA. Il Tribunale del Riesame di Genova ha respinto la richiesta di revoca dei domiciliari presentata da Virgilio Luvisotti, agli arresti dal 9 gennaio con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.
L’ordinanza di oltre 20 pagine è stata depositata ieri mattina. L’avvocato Andrea Da Prato, legale dell’ex consigliere regionale e comunale di centrodestra, nonché “padre” dell’Ivg di San Giuliano Terme, annuncia il ricorso in Cassazione.
«Avevo presentato almeno 18 documenti e una testimonianza a favore del mio assistito – spiega –. Ritengo ci siano le condizioni per far tornare in libertà Luvisotti».
I giudici del Riesame hanno detto no al ritorno in libertà di Luvisotti, 84 anni, di Rigoli, motivandolo con una sostanziale condivisione dell’impostazione accusatoria della Procura e fatta propria dal gip con la firma della misura cautelare.
Inoltre, il Riesame ha ritenuto di ravvisare ulteriore elementi a carico di Luvisotti dai documenti sequestrati al momento della perquisizione domiciliare e aziendale in occasione della notifica dell’ordine di arresto. Il fatto nuovo, però, è un altro. E segna uno spartiacque nell’inchiesta che aveva unito nello stesso destino cautelare Luvisorri e Giovanni Avino, 35 anni, di Pisa, vice direttore e amministratore dell’Ivg.
L’avvocato Da Prato ha discusso il ricorso lunedì scorso, mentre Avino ha chiesto di parlare con il pm giovedì primo febbraio rinunciando al riesame.
Nell’ordinanza si fa riferimento ad alcuni passaggi nei quali Avino, sentito pochi giorni prima di Luvisotti, avrebbe in qualche modo aggravato la posizione dell’ex direttore Ivg. I due destini sembrano distinguersi e allontanarsi con il 35enne che davanti ai magistrati non solo avrebbe preso le distanze da Luvisotti, ma avrebbe fornito dichiarazioni accusatorie a suo carico.
Nessun riferimento a Luvisotti è stato fatto dal giudice Roberto Bufo che, nell’ipotesi dell’accusa, sarebbe stato il corrotto con la promessa di un’auto da parte dei vertici dell’Ivg per fare gestire vendite e custodia di uno yacht. Succede così che il presunto beneficiario del patto corruttivo non accusa i sedicenti corruttori, ma è uno dei due coindagati a inguaiare l’altro.
Luvisotti ha seri problemi di salute. E anche all’epoca della promessa dell’auto a Roberto Bufo frequentava più l’ospedale dell’Ivg.
Per i giudici genovese, tuttavia, le condizioni sanitarie non sono un’attenuante, ma diventano addirittura un’aggravante descrivendo l’84enne come talmente preso dal progetto corruttivo al punto da mettere in secondo piano la salute per realizzare il suo obiettivo. Argomentazioni contenute nell’ordinanza conclusa con il no alla revoca degli arresti che saranno confutate, con le altre alla base del provvedimento, in Cassazione. Lo yacht in questione fu aggiudicato nel giugno 2016 (con un rialzo a favore dei creditori di oltre un milione di euro, ndr) a un messicano residente in Florida e pagato con il versamento dei 4,8 milioni di euro ad agosto, mentre il decreto di trasferimento è del febbraio 2017. Per l’Ivg il vantaggio sarebbe stato quello di farsi pagare dalla procedura le spese di custodia per 150mila euro.
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