Il Tirreno

Pisa

Per i medici «è un colpo di frusta» ma resta paralizzato: maxi risarcimento

Pietro Barghigiani
Per i medici «è un colpo di frusta» ma resta paralizzato: maxi risarcimento

Una diagnosi sbagliata e frettolosa e dopo quattro giorni il paziente ha perso l'uso delle gambe

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PISA. Un controllo superficiale. Una lettura delle radiografie non attenta. Poco più di un colpo di frusta con il paziente che per i medici del pronto soccorso non sapeva controllare il dolore. Un referto di 15 giorni e a casa. Dopo quattro giorni quel paziente aveva perso l’uso delle gambe.

Condannato all’ergastolo della paralisi. Prima il Tribunale di Pisa e poi la Corte d’Appello hanno condannato l’Azienda ospedaliera a risarcire il protagonista di un gravissimo incidente stradale riconoscendogli, al netto degli interessi, almeno 770mila euro tra il danno personale subìto per la negligenza ospedaliera e il ristoro assegnato con quote diverse alla moglie, ai due figli e alla madre. Ora la partita si sposta in Cassazione. Ma non per contestare il risarcimento.

La battaglia legale vede contrapposte l’Aoup e la compagnia assicurativa Amissima Spa su chi deve farsi carico dell’esborso. Questioni legali e di pecunia alla cui origine c’è una persona sulla sedia a rotelle perché, così dice il consulente del giudice, non fu stabilizzata, né seguita a dovere nelle prime ore del ricovero al pronto soccorso.

La storia risale all’aprile 2006. L’uomo, all’epoca 52enne, residente a Pisa, rimane coinvolto in un incidente stradale molto serio. Ha già disagi fisici con un’invalidità permanente al lavoro. Arriva al pronto soccorso e dopo qualche ora, verso le 11,30, viene dimesso con 15 giorni di prognosi e un referto «di radiodiagnostica in cui si dava atto che non apparivano individuabili sicure lesioni ossee traumatiche a carico dei segmenti scheletrici esaminati». Torna a casa e i dolori non passano. Anzi. La sera torna al pronto soccorso del Santa Chiara e il giorno dopo viene trasferito all’unità operativa di Medicina d’urgenza.

È il quattro maggio quando esce completamente paralizzato per essere trasferito all'unità spinale di Careggi con diagnosi di frattura di quattro vertebre, di cui due con lesioni nervose. Torna a casa a novembre e l’intervento chirurgico cui viene sottoposto non lo salva dalla sedia a rotelle. Per l’ospedale quelle lesioni sono da imputare all’incidente e non all’inerzia o superficialità del personale sanitario.

Il consulente del Tribunale dice il contrario e il suo parere è cruciale per convincere il giudice ad accogliere il ricorso della famiglia del paziente. Sostiene il professionista che la «lesione midollare non fu immediata, ma intervenne con una latenza di oltre 24 ore, evidentemente per la mancata adeguata immobilizzazione del paziente». Nella sentenza si fa riferimento a una «incongrua gestione del paziente che causò la complicazione midollare a livello di L10 che ha condotto alla paraplegia, trasformando la lesione vertebrale da amielica a mielica (con lesioni nervose, ndr)». Non solo.

Venendo al fronte della colpa medica «il consulente evidenzia profili concreti di imprudenza, per aver i sanitari dimesso il paziente senza effettuare gli opportuni approfondimenti diagnostici, peraltro proposti dall'ortopedico (risonanza magnetica) e per non aver dato il valore diagnostico al risultato dell'ecografia che evidenziava una lesione (stravaso emorragico latero-cervicale) non compatibile con il semplice colpo di frusta». Per il Tribunale una maggiore attenzione su quello che lamentava il paziente e una lettura più approfondita alle radiografie avrebbero evitato di trasformare il paziente in un paraplegico da risarcire con 770mila euro.

 

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