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Pisa

Officina del falso a due passi dai lungarni

Officina del falso a due passi dai lungarni

In vicolo Lanfranchi sequestrati 10mila pezzi La merce finiva sui banchi in strada e nei negozi

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PISA. Non era in una zona periferica, nascosto in qualche capannone anonimo di periferia. No, era a poche decine di metri dal lungarno Galilei. In vicolo Lanfranchi da tempo era stato attrezzato un laboratorio per produrre e assemblare scarpe, magliette, giacconi e borse destinato al commercio ambulante e in alcuni negozi.

L’hanno battezzata “Gold Singer”, dal nome della famosa marca di macchine per cucire, l’operazione della polizia municipale che ha portato al sequestro di macchinari oltre a 10mila etichette, adesivi, loghi e cerniere delle principali griffe. Un senegalese è stato denunciato per la produzione di merce con marchi contraffatti. Ma le indagini non si sono esaurite. Lo hanno ribadito ieri mattina il procuratore capo, Alessandro Crini e il comandante della polizia municipale, Michele Stefanelli affiancato dalla vice Tiziana Lensi.

«Voglio sottolineare l’attività della municipale che ha saputo approfondire questa pista arrivando a scoprire il laboratorio del falso – ha esordito Crini –. La vicenda non è ancora conclusa. Non si tratta di un’attività occasionale allestita in zone industriali. Siamo in pieno centro a due passi dai lungarni».

Il personale dell’annona e del nucleo antidegrado, con gli ispettori Luigi Tamburri e Massimo Conforti, hanno raccolto una serie di indizi su strada poi culminati nel blitz. Per quello che è stato possibile ricostruire nell’appartamento trasformato in opificio illegale lavoravano soprattutto senegalesi. Il proprietario è italiano che ha affittato, con regolare contratto, l’alloggio a un immigrato del Senegal. Il sospetto è che la fornitura principale provenga da fonti cinesi. Poi i senegalesi assemblavano e impreziosivano piumini, scarpe, borse e magliette, “nude” mettendo targhe, adesivi e griffe amplificandone il valore commerciale. Sempre lontano da quello reale degli originali. I capi venivano contraffatti nella fabbrica del falso attraverso sei macchine per cucire, due presse (a caldo e a freddo), un ferro da stiro. E poi tutto l’occorrente per attaccare etichette e marchi.

Un’operosità da stakanovisti con la possibilità dei lavoranti di dormire nell’appartamento. Alcuni giacigli sono stati trovati nel corso della perquisizione.

«Ringrazio la determinazione del reparto antidegrado, polizia amministrativa e polizia giudiziaria, che giornalmente si sono dedicati a questa attività con audacia e senza risparmiarsi – ha spiegato Stefanelli –. È stato il frutto di una attività osservativa e di pedinamenti che ha consentito di raggiungere questo risultato che stronca alla base questa attività odiosa e criminosa». Il comandante invita i proprietari di appartamenti che vengono dati in affitto a fare attenzione. «È utile verificare l'utilizzo dei propri immobili locati, dal momento che se accertate attività abusive si corre sempre il rischio della confisca dell’immobile» ha ribadito. Per il sindaco Marco Filippeschi «queste azioni sono importanti perché permettono di risalire la catena del falso e colpire a monte. L’impegno della polizia municipale per contrastare il fenomeno del commercio abusivo continua».

Pietro Barghigiani

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