Sicurezza
Sì all’archiviazione per Gattuso: «Non diffamò Taverniti»
Respinta la querela dell’ex braccio destro di Petroni. Rino apostrofò il legale: «È stato la rovina del Pisa»
PISA. Una critica pesante quella espressa dall’allora mister del Pisa al braccio destro del presidente, di lì a poco ristretto agli arresti domiciliari. Un giudizio da far saltare i nervi, ma che non si è trasformato in un reato. Querelato per diffamazione dall’avvocato Vincenzo Taverniti, il tecnico Rino Gattuso ha incassato un’archiviazione disposta dal gup Donato D’Auria che ha accolto la richiesta del pm Giancarlo Dominijanni. Il decreto firmato dal giudice è stato depositato e comunicato alle parti. Sì, perché all’istanza di archiviazione della Procura, Taverniti si era opposto sostenendo, attraverso il suo legale, che le considerazioni di Gattuso sul suo operato fossero da ritenere diffamatorie. Lesive dell’onore e il decoro della persona, seguendo la formula che è alla base del reato, aggravato per l’occasione dal mezzo della stampa. Uno degli ultimi strascichi della turbolenta convivenza tra il gruppo romano guidato da Petroni e Ringhio finisce in archivio.
La colpa dell’allora mister nerazzurro, secondo Taverniti sarebbe stata quella di attribuirgli le colpe per un andamento societario fallimentare. Occorre riavvolgere il nastro della memoria e tornare all’estate 2016. A fine luglio Petroni era finito agli arresti domiciliari per bancarotta (in primo grado è stato condannato a 9 anni e mezzo) e per garantire la gestione corrente aveva affidato all’avvocato Taverniti una delega operativa all’interno del consiglio di amministrazione.
Un salto di qualità nelle responsabilità che non fu accolto con favore dal mister, ma non solo da lui. Gattuso nel corso di una tavola rotonda sul caso Pisa a San Rossore dichiarò in diretta streaming: «La rovina del Pisa è stata Taverniti. Tutti i problemi sono lievitati fin quasi a diventare irrisolvibili quando è cresciuto a dismisura il suo ruolo in società». Una dichiarazione rilanciata dalla stampa il 13 ottobre 2016. I panni sporchi lavati in pubblico furono considerati diffamatori da Taverniti. Che nella società ci fossero malumori pesanti non era un segreto tra gli addetti ai lavori. L’uscita di Gattuso li certificò urbi et orbi. Nessun reato per il giudice, ma una critica legittima esercitata da Ringhio con il suo linguaggio senza diplomazie.
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