Attenzione
Condannato a tre anni per la rapina alla Coop
PISA. Condannato per rapina, assolto per detenzione abusiva di arma comune da sparo.È l’esito del processo a carico di Antonio Manzari, 42 anni, originario di Bari, all’epoca dei fatto residente a...
PISA. Condannato per rapina, assolto per detenzione abusiva di arma comune da sparo.
È l’esito del processo a carico di Antonio Manzari, 42 anni, originario di Bari, all’epoca dei fatto residente a Pontedera. Il collegio (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) lo ha condannato a 3 anni (il pm Paola Rizzo ne aveva chiesto 4) per un colpo avvenuto ai danni della Coop di Pontedera il 24 agosto 2012.
Il difensore dell’imputato, l’avvocato Alberto Tardini, annuncia un sicuro ricorso in appello.
«Aspettiamo di leggere le motivazioni, ma a mio avviso ci sono molti elementi a sostegno di un’impugnazione» dichiara il legale che assiste Manzari, rimasto contumace per tutta la durata del processo.
A pesare sulla responsabilità del 42enne i riconoscimenti da parte del personale Coop, oltre alle immagini della videosorveglianza acquisite dai carabinieri del nucleo operativo pontederese.
Tra le contestazioni a Manzari anche quella di essersi fasciato il braccio destro per non esporre un tatuaggio vistoso. Un elemento che avrebbe potuto aiutare testimoni e investigatori a riconoscerlo. Dopo il colpo, che aveva fruttato circa 900 euro, era fuggito in bicicletta sempre con una calza sul volto con la quale era entrato nel supermercato. Manzari venne poi visto sempre dai militari in zona stazione qualche giorno dopo la rapina. Solo che appena capì che lo stavano cercando, fuggì lungo i binari. Altra fuga quando venne incrociato in centro nel corso della stessa giornata. Alla stazione di Cascina e poi a quella di Pisa gli investigatori lo fermarono per un controllo. E dopo il fotosegnalamento sottoposero le immagini del 42enne alle vittime della rapina. Lo riconobbero. Un addetto alla sicurezza lo incrociò anche una sera in piazza delle Vettovaglie. «Io e te ci conosciamo» gli disse tentando di avvicinarsi. La risposta fu l’ennesimo allontanamento a gambe levate dell’imputato che ieri era assente. I carabinieri chiamarono la moglie per capire che fine avesse fatto Manzari. «Non lo vedo da un mese, mi ha telefonato dicendomi di temere di essere arrestato» rispose la donna ai militari. Quando fu fermato un particolare colpì gli investigatori: aveva tutti i polpastrelli delle dita scarnificati. Un escamotage per evitare di lasciare impronte. Alla richiesta dove avesse messo i soldi della rapina rispose agli inquirenti: «Ho speso tutto in droga e slot machine».(p.b.)
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