Il Tirreno

Pisa

Spiragli dal 2017, rallenta la moria delle aziende

di Danilo Renzullo
Spiragli dal 2017, rallenta la moria delle aziende

Arriva un’inversione di rotta: il dato relativo alle cessazioni è il più basso degli ultimi 10 anni

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PISA. Cresce, ma non troppo, il numero di nuove imprese attive a Pisa e provincia, che anche nel 2017 si sono confermati “territori fertili” per l’avvio di un’azienda. Turismo, tempo libero e servizi professionali sono i settori che “attraggono” di più gli imprenditori. Lo scorso anno 2.600 attività hanno aperto i battenti a fronte di 2.447 cessazioni. Il 2017 si è chiuso quindi con un (leggero) saldo positivo (più 153) tra le aziende chiuse e le nuove che si sono iscritte al registro imprese della Camera di Commercio di Pisa, che in percentuale si traduce in una crescita dello 0,3% rispetto al 2016. Un anno, il 2017, caratterizzato da un aumento delle imprese a conduzione femminile e straniera e il calo di quelle guidate da giovani. L’area pisana è quella che traina la “ripresina”, il Valdarno inferiore e la Valdicecina le zone più sofferenti. Questa, in estrema sintesi, l’analisi relativa all’andamento delle imprese in provincia di Pisa elaborata dall’ente di piazza Vittorio Emanuele.

Nuove aperture. Sono 2.600 le imprese nate lo scorso anno a Pisa e provincia, il 2,5% in più rispetto al 2016, a fronte di 2.447 chiusure. Un dato, quello sulle cessazioni, che potrebbe però rappresentare l’inizio di un’inversione di rotta: è infatti quello più basso degli ultimi dieci anni. A fine 2017 il numero di aziende iscritte alla Camera di Commercio ha toccato quota 43.941 - arrivando a 53.386 prendendo in considerazione anche le unità locali (impianti operativi, amministrativi e gestionali) -, il secondo numero più alto in Toscana dopo Firenze (oltre 110.000 aziende). Il tasso di nuove aperture è in linea con la media regionale (lo scorso anno fermo a più 0,4%) e leggermente inferiore a quella nazionale (più 0,8%), ma molto più basso rispetto alle performance registrate in passato.

Boom per la ristorazione. Il turismo (e tutti i servizi connessi) si conferma il settore trainante dell’economia pisana. Nel 2017 è la ristorazione ad assumere un ruolo determinante per la crescita imprenditoriale con un saldo positivo di 53 nella proporzione tra aziende nate e cessate, pari ad un incremento del 3,3% rispetto al 2016. A seguire, gli imprenditori hanno scelto di investire nei servizi di alloggio (saldo positivo di 40, più 8,8% rispetto all’anno precedente) e nei servizi alla persona (più 36 unità, più 2,4%), in attività professionali e tecniche (più 32, più 2,3%) e nel settore del commercio e delle riparazioni di autoveicoli (più 30, più 2,9%). Bene anche le aziende operanti nei comparti dei mobili e dei metalli, che segnano valori leggermente positivi: rispettivamente più 7 e più 4 unità.

Commercio e bar in crisi. Continua invece la flessione del commercio al dettaglio (meno 66, meno 1%) e delle compravendite immobiliari (meno 38, meno 1,6%). In crisi anche i bar: il 2017 si è chiuso con un saldo negativo di 26 unità tra attività aperte e chiuse con una flessione del 2,3%. Calano anche le imprese legate all’agricoltura (meno 45, meno 1,2%), al settore delle costruzioni (meno 23, meno 0,4%) e le utilities (meno 3, meno 2%). Con la contrazione della concia (18 aziende in meno, meno 1,8%), calano anche le imprese manifatturiere (meno 15, meno 0,3%) e della meccanica (meno 3, meno 1,5%). Crescono solo le srl. Considerando la forma giuridica scelta dagli imprenditori, la crescita complessiva del sistema economico pisano è determinata dalle srl (più 455 unità, con il 4% in più rispetto al 2016), che garantiscono maggiore protezione in caso di difficoltà, miglior rapporto con gli istituti di credito e una maggiore facilità per l’ingresso di nuovi soci. Continua il calo delle società di persone (meno 159 unità, meno 1,8%), delle ditte individuali (meno 148, meno 0,7%) e delle aziende di natura artigiana (meno 23, meno 0,2 %).

Donne e stranieri guidano la ripresa. Il 2017 è stato segnato dalla crescita delle imprese a conduzione femminile, che passano da 9.695 a 9.742 unità arrivando a rappresentare il 22,2% del tessuto imprenditoriale pisano. Aumentano anche quelle guidate da stranieri, che dalle 5.392 del 2016 arrivano a quota 5.486. Le aziende a conduzione giovanile scendono invece sotto le 4.000 unità: il saldo delle imprese create da under 35 è pari a meno 233 unità, meno 5,6% rispetto all’anno precedente.

Pisa cresce, giù Santa Croce. L’area pisana, con 132 aziende in più rispetto all’anno precedente, risulta la più dinamica della provincia. Pisa, in particolare, segna un saldo iscritte-cessate di 129 aziende grazie soprattutto ai servizi dedicati al turismo (alloggi e ristorazione). La Valdera chiude il 2017 con 64 imprese in più rispetto all’anno precedente, grazie alla spinta di Pontedera (più 70 aziende, in particolare legate al commercio all’ingrosso, servizi alla persona e direzione aziendale). Il Valdarno inferiore e la Valdicecina, le peggiori aree della provincia con una contrazione del numero di aziende presenti sul loro territorio rispettivamente pari a meno 13 e meno 30. Il peggior risultato è stato però riscontrato a Santa Croce sull’Arno, che ha chiuso il 2017 con un saldo negativo di meno 25 imprese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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