Lettera inneggiante all’Isis lasciata nel centro medico
San Giuliano Terme: la missiva sulla bacheca della struttura che ospita diversi ambulatori. Il testo scritto in arabo acquisito dalla Digos
SAN GIULIANO TERME. Quel foglio apparso all’improvviso sulla bacheca all’inizio è stato un mistero. Le frasi in arabo non lo hanno reso subito interpretabile. Dopo qualche ora è diventato un messaggio. L’autore lo ha scritto in arabo e, una volta tradotte, quelle parole si sono trasformate in un fascicolo aperto dalla Digos. Un volantino inneggiante l’Isis e la sua battaglia sanguinaria contro gli infedeli occidentali è stato affisso all’interno di studi medici nel comune sangiulianese. Il foglio era attaccato alla bacheca accanto ad annunci vari e a uso dei clienti. Lo ha trovato nel pomeriggio il personale del centro che ha subito chiamato la polizia. Una volante è arrivata sul posto e gli agenti dopo aver visto il foglio di carta hanno deciso di passare il caso ai colleghi della Digos.
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Un foglio scritto in arabo che per la lingua usata e il periodo storico ha creato nel centro un’apprensione giustificata. Di qui la telefonata al 113. Gli specialisti della questura lo hanno fatto tradurre scoprendo che si trattava di una sorta di slogan nel solco delle comunicazioni pro Isis. Un ritorno alla tradizione, alternativa ai social, da Facebook a Telegram, per dichiarare a mezzo stampa l’adesione alla guerra santa. Un annuncio che vuole anche provocare tensione. Insolito il luogo. Un ambiente medico dove la vulnerabilità della persona è ancora più marcata. Personale della Digos ha acquisito la lettera ed è in attesa di visionare le immagini interne della videosorveglianza.
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La presenza di sostenitori del fanatismo islamico è una costante per Pisa. Nell’agosto 2016 venne espulso Bilel Chihaoui, 27 anni, tunisino, domiciliato in via Livornese, dopo aver scritto su Fb: “Mi farò martire a Pisa”. A suo carico c’è un ordine di arresto del Tribunale del Riesame di Torino non ancora eseguito perché il simpatizzante Isis si trova in Tunisia. Sono ancora in Italia, invece, perché ai domiciliari per altri reati, gli altri tre connazionali per i quali viene invocato il carcere. Tutti in giro per Pisa in tempi più o meno recenti. Nafaa Afli, 26 anni, ai domiciliari a Cairate (Varese); Marwen Ben Saad, 30 anni, ai domiciliari a Pisa; Bilel Mejri, 26 anni, ai domiciliari a Pisa. I legali dei tre hanno fatto ricorso in Cassazione contro l’ordine di arresto. L’udienza è fissata per il 23 febbraio. Il Tribunale del Riesame torinese, dove il gruppo viveva prima di trasferirsi a Pisa, li ritiene di fatto una «associazione terroristica affiliata all’Isis».
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