Il Tirreno

Pisa

Accampati a San Rossore bracconieri in trappola

I guardiaparco scoprono due cacciatori di frodo con armi e attrezzature illegali Si erano costruiti una struttura e davano da mangiare ai cinghiali per poi catturarli

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Avevano allestito abusivamente una struttura di legno in un’area del Parco di San Rossore nei pressi di Tombolo. Una postazione di fortuna per tendere un “agguato” notturno ai cinghiali di passaggio, cercando di adescarli distribuendo nell’area del mais per poi colpirli con armi modificate e di dubbia provenienza. In trappola sono però finiti i due bracconieri “seriali” che nei giorni scorsi sono stati scovati dal personale del corpo guardiaparco. Durante un’operazione di controllo antibracconaggio, le guardie hanno sorpreso due uomini impegnati in una battuta di caccia abusiva nella zona del Bosco dell’Ulivo, un’area protetta e off-limits per i cacciatori. Si tratta di un 72enne e di 49enne, entrambi residenti a Cascina, per i quali è scattata una denuncia.

I due, sprovvisti di porto d’armi e già denunciati nel 2011 per attività di caccia in aree protette, sono stati sorpresi in una piccola struttura di legno nascosta tra la vegetazione in “compagnia” di un mini arsenale. Oltre a lampade, decine di proiettili, un coltello per eviscerazione, corde, una fionda e mais per attirare gli ungulati, il personale di vigilanza del Parco ha rinvenuto anche un fucile calibro 20, modificato per utilizzare munizioni calibro 38, probabilmente di provenienza clandestina. Sull’arma erano stati anche posizionati un silenziatore, un visore notturno con intensificatore a infrarossi e un puntatore laser.

L’arma e le altre attrezzature sono state sequestrate e messe a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ai due sono state contestate numerose violazioni: introduzione di armi e caccia nell’area del Parco, possesso di arma alterata, uso di silenziatore, porto abusivo di armi e foraggiamento di cinghiali e daini (uno dei più recenti reati, introdotto con la legge 221 del 2015 per far fronte al problema dell’eccesso di ungulati). «Le operazioni e i controlli antibracconaggio - sottolinea l’Ente Parco - sono finalizzati anche a prevenire l’immissione della selvaggina abbattuta illegalmente nel mercato alimentare clandestino, senza controlli veterinari e quindi mettendo a rischio la salute dei consumatori». Oltre alle attività di repressione, l’Ente Parco sta portando avanti una collaborazione con alcune strutture universitarie per cercare di «rafforzare gli interventi a tutela dell’ambiente con attività di conoscenza e consapevolezza del valore che il territorio esprime». Educazione e sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente per prevenire e combattere i fenomeni del bracconaggio e dell’abbandono dei rifiuti nelle aree del Parco, spesso trasformate in piccole discariche.

Danilo Renzullo

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa