Il dolore
L’impegno del Comune: «Frana da rimuovere»
SAN GIULIANO TERME. «Dobbiamo sederci intorno ad un tavolo, noi del Comune, la Regione, il governo: sono convinto che unendo le forze possiamo intervenire per rimuovere i detriti della frana di...
SAN GIULIANO TERME. «Dobbiamo sederci intorno ad un tavolo, noi del Comune, la Regione, il governo: sono convinto che unendo le forze possiamo intervenire per rimuovere i detriti della frana di Ripafratta e capire il da farsi».
Lo afferma il sindaco Sergio Di Maio, in merito allo smottamento che tre anni fa ha distrutto la casa della famiglia Grassotti e che in questi giorni è tornato alla ribalta della cronaca. «Il Comune è stato assolto. Stiamo valutando cosa fare. Contatterò gli enti per vedere se riusciamo a iniziare la rimozione delle macerie. Da soli come Comune anche volendo non possiamo sostenere una vicenda del genere», aggiunge il primo cittadino. «Ci fanno molto piacere queste parole, siamo piacevolmente sorpresi. Ci auguriamo che si traducano in azioni concrete», commenta Maria Teresa Corti Grassotti, che nelle ultime settimane ha scritto con tenacia alle istituzioni locali e nazionali per far conoscere la sua storia, affinché non sia dimenticata. La famiglia Grassotti, scampata per miracolo alla frana che ha distrutto completamente la loro casa il 17 dicembre 2014, non ha avuto la giustizia che si aspettava. Dopo tre anni non ci sono colpevoli: assolti tutti gli imputati, compresi gli impiegati del Comune termale che secondo il Tribunale di Pisa hanno vigilato a dovere sulla collina. Le fasi processuali sono terminate a dicembre e i Grassotti non hanno la forza economica per intraprendere una causa civile contro il loro vicino di casa, proprietario di parte del costone franato. «Siamo gli unici terremotati della Toscana e nessuno ci ha aiutato. Abbiamo sostenuto a spese nostre il processo che si è concluso come non ci aspettavamo. Il fatto non sussiste, nessuno è colpevole. Adesso vogliamo rendere pubblica la nostra storia, è una vergogna. Chi ce l’ha buttata giù la montagna?» afferma Maria Teresa Corti Grassotti. La villetta rosa sventrata da svariati metri cubi di terra e pietre è ancora lì, schiacciata su sé stessa, insieme alla macchina di famiglia, completamente accartocciata. Occorrerebbero almeno 40.000 euro per rimuovere le macerie, per recuperare i ricordi di una vita e bonificare l’area. «Abbiamo scritto al Presidente della Repubblica, alla Presidente della Camera, a quello della Regione e al ministro della Giustizia. Andrea Orlando non ci ha risposto. Enrico Rossi ci ha detto che gli dispiace ma che è una vicenda privata, non una calamità naturale, quindi la Regione non può darci niente – aggiunge la signora Grassotti -. Mattarella, tramite il suo segretario, mi ha scritto che ci è molto vicino ma non può intervenire sulla magistratura. Poi ci ha chiamato la segretaria di Laura Boldrini che ha voluto sapere tutti i dettagli sulla nostra storia. L’Italia è un Paese svilito, non è in grado di proteggere, né di aiutare i propri abitanti».
Sharon Braithwaite
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
