Il dolore
Autista del Tribunale a processo per truffa
La Procura gli contesta lunghi periodi di assenza per malattia con certificati medici compiacenti
PISA. Per lui erano assenze giustificate da problemi di salute. Per la Procura era uno che un po’ ci marciava con quei malanni alla schiena che lo hanno tenuto lontano dal posto di lavoro per anni. Periodo in cui ha continuato a mantenere e posto e incassare li stipendio.
Un autista del Tribunale, Maurizio Piaggeschi, 52 anni, con incarichi anche sindacali a livello di categoria, è imputato per truffa ai danni del suo datore di lavoro, lo Stato. Nella fattispecie il ministero della Giustizia.
Ieri mattina davanti al giudice Antonella Frizilio sono stati sentiti i consulenti del pm Miriam Pamela Romano, il medico legale Chiara Toni e il neurochirurgo Vitale Ravelli.
Entrambi, rispondendo alle domande dell’accusa e del difensore di Piaggeschi, l’avvocato Stefano Ercoli, hanno chiarito che la patologia di cui soffriva l’imputato non giustificava frequenza e consistenza dei certificati medici inviati in Tribunale per stare a casa. Il gergo medico è entrato in aula. Una cosa è soffrire di protrusione discale, un’altra è accusare un’ernia al disco bloccante come sostiene Piaggeschi. È una differenza sostanziale per diagnosi e terapia. Con relativi giorni di riposo da certificare. Tra i testi sentiti anche un maresciallo della polizia giudiziaria della Procura che con altri colleghi pedinò e fece riscontri patrimoniali e bancari sull’imputato. All'origine del processo ci sono le assenze prolungate nel tempo, la contestazione indica in almeno 6 anni e mezzo, e un mal di schiena riportato nei certificati medici.
A Piaggeschi viene imputato un comportamento truffaldino perché «nella sua qualità di dipendente pubblico, in servizio presso il Tribunale di Pisa con mansioni di conducente di automezzi, con artifici e raggiri consistenti nella esibizione di certificati medici attestanti una lombalgia tale da non consentirgli di svolgere la sua prestazione di lavoro, nei periodi in cui non avrebbe potuto fruire dei permessi o dei distacchi sindacali, induceva in errore l'amministrazione di appartenenza che gli riconosceva il diritto di godere di periodi di congedo straordinario e di aspettativa, procurandosi l'ingiusto profitto di conservare lo status di dipendente statale e quindi di percepire la retribuzione, di beneficiare dei contributi assistenziali e pensionistici, nonché di fruire dei periodi di congedo ordinario, di aspettativa per motivi familiari e dei permessi previsti dalla legge 104/92 senza mai svolgere la sua prestazione lavorativa».
Il periodo preso in esame dalla Procura copre per intero gli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 e da gennaio a giugno 2014.
Quando non era in permesso come sindacalista, era malato o doveva accudire il padre infermo. Una situazione sulla quale i vertici del Tribunale avevano chiesto alla Procura di puntare i fari e il risultato ottenuto è stato il rinvio a giudizio per truffa. (p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
