Gioco
Noto avvocato vittima di falsi finanzieri «Spariti 35mila euro»
Il legale si è costituto parte civile nel processo contro due imputati «Mi dissero che ero sotto inchiesta e perquisirono casa e studio»
PISA. «Suonarono al campanello di casa. Chiesi chi fosse e loro mi risposero che erano della finanza e dovevano fare una perquisizione. Li lasciai entrare». Un secondo dopo il professionista si ritrovò in balìa di falsi finanzieri che lo derubarono, a sua insaputa, di almeno 35mila euro tra soldi e preziosi.
Arriva davanti al giudice dell’udienza preliminare la storia che nel luglio 2016 vide nel ruolo di vittima un noto avvocato di Pisa, Giuseppe Salvatore Cutellè, 60 anni. Il suo nome non venne diffuso quando la squadra mobile arrestò tre persone e denunciò una quarta accusate di far parte di un gruppo specializzato nel raggirare imprenditori e professionisti in giro per l’Italia minacciando visite fiscali e ottenendo mano libera nelle perquisizioni domiciliari. Stessa sorte toccata all’avvocato che ieri mattina si è costituito parte civile, con l’avvocato David Billetta, nel procedimento in cui il pm Aldo Mantovani ha chiesto il rinvio a giudizio di Gianfranco Cassano, 64 anni il "capitano" o il "comandante" a seconda delle esigenze di scena, di Torino, e di Loris Lunardi , 51 anni, originario di Reggio Calabria, residente a Torino, inciampi nella giustizia per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e rapine. Sono accusati di rapina pluriaggravata e usurpazione di pubbliche funzioni in concorso. Entrambi sono ancora in carcere dopo gli arresti del gennaio 2017. Ieri il pm ha detto no a un’ipotesi di patteggiamento ritenuta troppo bassa. È stata fissata una nuova udienza durante la quale i due imputati saranno giudicati con rito abbreviato.
Da film la messa in scena con cui ripulirono il professionista. Una tecnica utilizzata anche in altre occasioni, secondo la polizia, con risultati efficaci: in un episodio sparirono con circa 100mila euro tra soldi e gioielli. Non c’erano minacce con le armi. L’intimidazione della divisa e dei guai che uno avrebbe potuto correre se non si fosse piegato ai controlli erano più che sufficienti. Così è andata anche per Cutellè. «Mi ricordo che arrivarono di mattina – racconta –. Si presentarono come finanzieri esibendo un decreto per una perquisizione e così aprii la porta. Mi dissero che ero indagato a Firenze per una serie di reati tra cui ricettazione, evasione fiscale ed esportazione illegale di valuta. Mi colsero alla sprovvista. Non sapevo niente di quella indagine che, infatti, non esisteva. In casa avevo mia madre di 83 anni e i miei nipoti di neanche 10 anni. Mi ricordo che c’era una tensione evidente anche perché continuavano a ripetere che se non avessero trovato quello che cercavano avrebbero sfondato le pareti. Dalla casa ci spostammo allo studio in centro. E anche qui perquisirono tutto. Se non mi fossi mostrato collaborativo mi dissero che il giorno dopo avrei dovuto presentarmi in caserma a Firenze». La perquisizione fu proficua per i falsi finanzieri. «Calcolando soldi e gioielli nelle cassette avranno preso almeno 35mila euro» chiosa l’avvocato che il giorno dopo si informò meglio su quella strana visita scoprendo che a suo carico non c’era alcuna inchiesta, né accuse da cui doversi difendere. Si presentò in questura per la denuncia e grazie alle telecamere esterne alla sua casa gli investigatori della squadra mobile risalirono ai due “finanzieri” poi arrestati per averlo derubato. Ieri i due protagonisti non erano in aula. Per una volta hanno preferito stare lontano dalla scena.
Pietro Barghigiani
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