Toscana
Morta a 31 anni in ospedale, i due medici sotto processo
Sono accusati di non essersi accorti di un aneurisma in atto nonostante esami e controlli. La famiglia si è costituita parte civile, anche l’ospedale citato in giudizio
VECCHIANO. Morire a 31 anni in ospedale per un aneurisma all’arteria iliaca non visto o trascurato. È l’ipotesi dell’accusa che ha portato al rinvio a giudizio di due medici per il reato di omicidio colposo.
Lo ha deciso ieri mattina il gup Pietro Murano accogliendo la richiesta del pm Aldo Mantovani nei confronti del dottor Andrea Falleni, 54 anni, di Pisa, dirigente della radiodiagnostica del pronto soccorso difeso dall’avvocato Stefano Del Corso e del dottor Fabio Zampieri, 56 anni, di Viareggio, dirigente medico dell'unità operativa di chirurgia d'urgenza. L’avvocato Patrizio Pugliese tutela l’Azienda ospedaliera, citata in giudizio come responsabile civile. Prima udienza a giugno davanti al giudice Eugenia Mirani.
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Anche il 30 gennaio in aula c’erano i familiari di Katia Spinesi, 31 anni, di Vecchiano, morta a Cisanello nel febbraio 2014. Sono parte civile con gli avvocati Giovanni Berti Mantellassi ed Eleonora Antonuccio.
Secondo l'accusa a vari livelli ci sarebbe stata una mancata diagnosi sul malore che aveva portato la paziente a farsi ricoverare. Katia all'epoca era dipendente della ditta di trasporti Falaschi e conosciuta per la sua attività di accompagnatrice sugli scuolabus.
La 31enne era arrivata al pronto soccorso la sera di martedì 4 febbraio. Aveva forti dolori all'addome. La prima diagnosi era stata quella di presunti calcoli alla cistifellea. Per 19 ore, sotto antidolorifici, era rimasta sulla barella nel corridoio del pronto soccorso perché non si liberavano posti nel reparto. Ai familiari il medico che aveva preso in cura Katia aveva detto che avrebbero dovuto operarla.
«Ci assicurò che sarebbe stata un'operazione di assoluta routine» disse al Tirreno il papà della giovane, Marco, ex vigile del fuoco. Poi, il venerdì mattina, la tragedia. Alle 6 il cuore di Katia era andato in arresto. Per sempre. Iscritta all'Aido, Katia aveva donato cornee, parte di tessuti e midollo osseo. Ora il processo, invocato dalla Procura e dalla parte civile forte di consulenze a suo dire di un’evidenza solare, per stabilire eventuali negligenze nella cura della paziente.
Al centro del dibattimento esami e valutazioni mediche, dal passaggio al pronto soccorso con le radiografie e le analisi che avrebbero potuto o dovuto far emergere l’aneurisma in atto fino a chi in sala operatoria non si sarebbe accorto, stando all’accusa, dell’emergenza in corso a livello addominale.
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