Gioco
Troppi furti: azienda trasloca nel Fiorentino
Imprenditori via da Ospedaletto: l’ultimo caso di teppismo da Giustiauto, diventato autoscontro
PISA. «Stavolta abbiamo perso le speranze, perché qui a Ospedaletto furti e minacce sono all’ordine del giorno. Lo abbiamo spiegato al Comune, più volte, tanto che due anni fa il sindaco ci ha perfino incontrati in un’azienda vicina. Ma nonostante tutto, non è mai cambiato nulla. Per questo, da pisani doc, andiamo via. Trasferiremo la nostra azienda a Santa Croce o nel Fiorentino. Troppe le sconfitte subite: non abbiamo più voglia di combattere. Chiamateci pure vigliacchi, la verità è che noi vogliamo solo lavorare».
Fabrizio Mini è fra i soci di Effesta, il piccolo gioiello di Ospedaletto della stampa digitale sulle calzature d’alta moda. L’azienda, da via Ulisse Aldrovandi, porta il “made in Pisa” sui prodotti dei marchi più importanti del mondo, come Gucci. Ma ora, a causa dei troppi furti subìti e della vicinanza col campo rom di Oratoio, i titolari dicono basta. E vanno via da Pisa. Lo rivelano dopo l’ennesimo atto di vandalismo, che sabato scorso ha coinvolto la Giustiauto, la concessionaria del Gruppo Fiat che confina proprio con Effesta. Nel piazzale del rivenditore, infatti, due bambini dall’apparente età di circa 10 anni si sono messi, sotto gli occhi delle telecamere, a “giocare” all’autoscontro con le macchine nuove di zecca e da immatricolare, rompendone una decina e provocando danni per decine di migliaia di euro. «Dieci giorni fa – continua Mini – il mio socio si è rifiutato di dare una sigaretta a un nomade. E sapete cos’ha fatto? È entrato nel nostro stabilimento, ci ha rubato le chiavi di una macchina e le ha nascoste, buttandole via».
È solo grazie all’intervento dei carabinieri che la situazione non è precipitata. Con le chiavi che sono state ritrovate e restituite ai legittimi proprietari. Ma tempo prima, sempre dall’azienda di stampa digitale, sono spariti due computer. «Conosco alcuni bambini del campo – prosegue il socio della società pisana – e non credo che siano stati loro. Forse a rubare nella zona industriale sono degli infiltrati, non avrebbe senso che lo facesse chi abita qui accanto».
A Maurizio Fontanelli, titolare di Intergomma, cinque anni fa è andata peggio: nel febbraio del 2013 è stato infatti aggredito alle spalle e ferito a un occhio da un giovane rom, dopo una lite con due ragazzi. «Ora ci rubano le gomme e le batterie usate, magari riversandone il liquido nei fossi e provocando grossi danni ambientali – lamenta l’imprenditore – ma l’importante è buttarli fuori appena scavalcano le recinzioni delle aziende. Non tutti fanno così: ma se un giorno ne accontenti uno, il giorno dopo all’uscio te ne ritrovi altri 20 che vogliono le stesse cose. Ben che vada – continua Fontanelli – ti prendono a pallonate la macchina mentre giocano a calcio in strada, costruendo le porte con le pietre. Che ovviamente poi lasciano lì, in mezzo alla carreggiata».
Gianni Mori, che sempre in via Ulisse Aldrovandi è a capo della Mori Impianti, si è comportato proprio come Fontanelli. Così, dopo l’ennesima richiesta di ferri vecchi e materiali simili da parte dei nomadi, li ha allontanati consigliando loro di non farsi più vedere da quelle parti. «E per ritorsione – rivela l’imprenditore – qualche giorno dopo, circa due settimane fa, ci hanno bruciato una roulotte. Era parcheggiata nel piazzale della vecchia azienda, quella di mio zio: davanti ai nostri uffici, invece, fino a poco tempo fa defecavano sempre nei pressi dell’ingresso. Come risolvere il problema? Devono mandarli via, altrimenti ce ne andiamo noi».
A Ospedaletto, insomma, è vera emergenza. Il caso di Giustiauto non è isolato. E mentre la polizia ha acquisito le immagini delle telecamere del concessionario, che ritraggono chiaramente i minori in azione, i furti continuano. Quasi ogni giorno. E nella migliore delle ipotesi, come successo all’azienda di packaging Linea Charme, spariscono i sacchetti della differenziata. «Mi è capitato di trovare un disastro dove avevo piazzato le buste per la Geofor», spiega la responsabile, Nicoletta Petito. Un caos ordinario che recentemente ha scoperto anche Francesco Bulleri, titolare della carrozzeria Aurora, che proprio in queste settimane sta ultimando il trasferimento in via Aldrovandi. «Ci conviene star qui, perché è un’ottima area industriale – spiega l’imprenditore – eppure i furti sono troppi. Prima di Natale, mentre ero in ufficio, dei bambini sono sgattaiolati dentro rubando 300 euro. Me ne sono accorto dopo, quando era troppo tardi. Loro sono velocissimi e per difenderci abbiamo dovuto posizionare una marea di telecamere. Per non farli più passare bisognerebbe costruire un muro fra noi e il campo rom».
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