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Pisa

Madre muore, figlia incassa la pensione per 9 anni

Madre muore, figlia incassa la pensione per 9 anni

A giudizio una cinquantenne: le contestano un “guadagno” illecito di circa 150mila euro

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VECCHIANO. È rimasta in silenzio quando la mamma è morta e lei non ha comunicato la notizia del decesso all’Inps. E sempre il silenzio l’ha accompagnata dalla denuncia al rinvio a giudizio per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Si ritrova a essere un’imputata inconsapevole Serena Giovannetti, 50 anni, originaria di Vecchiano. L’accusa nei suoi confronti, mai contestata perché i legali che si sono succeduti non sono riusciti a contattarla, è di aver percepito la pensione della madre morta dal 2007 al 2016. Non un assegno di poco conto. La somma in discussione è sostanziosa. Si parla di almeno 150mila euro che, nel corso degli anni, l’imputata avrebbe incassato per il semplice fatto di non aver formalizzato all’Inps il decesso della titolare del trattamento pensionistico.

Un’omissione che nel tempo ha accresciuto le entrate della donna e, di contro, concorso a formalizzare un reato di cui ora si discute in Tribunale davanti al terzo collegio giudicante (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) e al pm Sisto Restuccia.

L’imputata è assistita dall’avvocato Franco Mugnai che in tutto questo tempo non è riuscito a parlare con la sua cliente. Ci sono quattro raccomandate non andate a buon fine. E, soprattutto, manca il confronto tra Giovannetti e il difensore. Di sicuro è in corso a livello anagrafico una procedura di irreperibilità della donna. Non si trova per corrispondenza e notifiche. Solo che è in corso un processo con l’accusa di essersi messa in tasca 150mila euro. Finora non si è mai difesa. Da quando la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio al dibattimento in aula. L’ipotesi di un rito alternativo in sede di udienza preliminare avrebbe limitato i danni, ma non comparendo, né, soprattutto, l’avvocato disponendo di una procura ad agire per conto della cliente, il corso del processo è arrivato fino all’aula.

Non viene contestato all’imputata di aver architettato truffe o chissà quali raggiri per prendersi la pensione della mamma. Il reato contesta più che altro il silenzio della donna al momento del decesso della madre.

Un comportamento, con induzione in errore, che non ha contemplato la presentazione di documenti falsi o dichiarazioni taroccate per garantirsi il vantaggio patrimoniale. L’erede ha fatto come se nulla fosse continuando a percepire l’assegno. E anche ora che è sotto processo continua a rendersi irreperibile. Prossima udienza a giugno.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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