Il Tirreno

Pisa

Il lavoro c’è ma è sempre più precario

di Danilo Renzullo
Il lavoro c’è ma è sempre più precario

Quasi 28.000 i contratti stipulati nel corso del 2017 per lo più nel settore della produzione di beni e servizi

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PISA. Cresce il tasso di occupazione, ma il lavoro è sempre meno stabile. Con un boom di contratti di somministrazione che ha caratterizzato il 2017 raggiungendo per la prima volta, a Pisa e provincia, quelli a tempo indeterminato: un incremento della flessibilità che sempre più spesso equivale a precarietà. Nell’anno appena trascorso il 59% delle imprese pisane è andato a caccia di personale, rimettendo in moto la macchina del turnover e privilegiando l’assunzione di giovani lavoratori.

Questa, in sintesi, l’analisi della Camera di Commercio di Pisa sulla base dei dati dell’indagine Excelsior realizzata da Unioncamere.

Assunzioni. Quasi 28.000 i contratti stipulati nel 2017, ma solo per il 18% dei neoassunti si è presentata l’occasione di firmarne uno a tempo indeterminato. Il terziario è il settore che traina la ripresa occupazionale con 18.730 nuovi ingressi, seguito dall’industria (7.000) e dalle costruzioni (2.170). Il 30% dei nuovi ingressi riguarda giovani lavoratori (percentuale minore al resto della Toscana, 32%, e alla media nazionale, 34%). Il 27% dei neoassunti è stato chiamato per sostituire personale in uscita mentre il 12% è andato a coprire posizioni assenti.

I settori dove si assume di più. Il 44% (12.350) delle nuove assunzioni sono appannaggio dell’area produzione di beni ed erogazione di servizi, dove si concentra anche la media più elevata di giovani assunti (36%). Seguono con il 17% degli ingressi (4.720) l’area commerciale e vendita e la logistica (4.540 contratti). L’area tecnica e della progettazione assorbe il 15% delle assunzioni (4.170), ma solo il 17% è rappresentato da personale under 30. Crolla l’offerta nell’area direzione e servizi generali (4% con 1.140 assunzioni) e amministrativa (3%, 980 contratti). Settori, quest’ultimi, dove l’esperienza richiesta fa precipitare gli sbocchi per i giovani (solo il 5% dei neoassunti è under 30).

I profili più richiesti. Il 15% delle assunzioni ha riguardato profili high-skill (dirigenti, specialisti e tecnici), mentre le assunzioni di personale low-skill (operai specializzati e professioni non qualificate) hanno toccato il 51%. Con 3.140 ingressi, gli addetti nelle attività di ristorazione sono stati quelli più ricercati (il 23% delle assunzioni è di personale under 30). A seguire personale non qualificato nei servizi di pulizia (2.680 assunzioni, di cui solo l’8% è under 30) e conduttori di veicoli a motore (2.280 ingressi, ma nel 35% dei casi rappresentano sostituzione di personale). Ben 1.900 sono state le assunzioni di addetti alle vendite, nella metà dei casi giovani, 1.210 quelle di artigiani e operai specializzati nel cuoio e nelle calzature. Stesso numero di contratti firmati per il personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna delle merci. Chi assume. A cercare nuovo personale sono soprattutto le imprese che innovano (77%) e quelle che intrattengono relazioni con clienti esteri (68%).

Competenze richieste. La domanda delle imprese mostra una forte attenzione ad un mix di competenze. In particolare buone capacità comunicative in lingua italiana (69%) e straniera (46%); capacità di utilizzare linguaggi e metodi informatici e matematici (il 53% dei posti offerti) e il possesso di competenze digitali (57%). La capacità di gestire applicazioni di robotica e dei processi di “industria 4.0” è chiesta al 38% delle figure in ingresso (anche operai e artigiani specializzati). A queste si aggiunge una richiesta di competenze “green”, in particolare l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale (78%).

Cresce l’alternanza scuola-lavoro. Seppur lentamente, i percorsi di alternanza scuola-lavoro iniziano ad entrare nei programmi delle imprese. Nel 2016, solo il 10% delle aziende pisane ha ospitato progetti per studenti, mentre nel 2017 la quota è salita al 13% (11% la media regionale, 12% quella nazionale).

Boom della somministrazione. Solo nel 18% dei casi l’offerta delle imprese pisane è coincisa con la stipula di un contratto a tempo indeterminato. Un dato maggiore della media regionale (16%), ma inferiore a quella nazionale (21%), raggiunto per la prima volta dai contratti di somministrazione che nel 2017 ha raggiunto la quota record del 18% (in Toscana sono stati proposti nel 9% dei casi, mentre a livello nazionale si raggiunge una media dell’11%), diffondendosi soprattutto nel settore manifatturiero (un ingresso su tre è a somministrazione) e nei servizi alle imprese (uno su quattro). La formula “preferita” rimane quella del contratto a tempo determinato, che nel 2017 ha regolato il 48% delle assunzioni.

Il problema delle competenze. Nonostante la domanda di lavoro, nel 25% dei casi, a Pisa e provincia le imprese hanno avuto difficoltà a reperire candidati. Il gap tra le nuove competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dai lavoratori (mismatch) nel 2017 ha interessato un occupato su quattro. Le cause della difficoltà di reperimento sono da imputare alla mancanza di adeguata preparazione dei candidati (13%) e ad una loro carenza numerica (9%).

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