Attenzione
Carabiniere a processo per furto
Accuse anche di peculato e falso: in una perquisizione prese un orologio e soldi
PISA. Rinviato a giudizio il carabiniere accusato di furto, peculato e falso. Nessuna richiesta di rito alternativo. Si va al dibattimento in aula.
Lo ha deciso il gup Donato D’Auria accogliendo la richiesta del pm Giancarlo Dominijanni. Davanti al primo collegio giudicante a fine aprile comparirà Alessandro Ferrari, all’epoca dei fatti brigadiere in servizio al reparto operativo della caserma di via Guido Da Pisa. Il militare, difeso dall’avvocato Marialuisa Bresciani deve difendersi da diverse contestazione legate tra loro. Aver preso soldi e un orologio durante una perquisizione e aver falsificato il verbale dell’intervento. Due le parti civili, nordafricani con precedenti per droga, assistiti dagli avvocati Sara Baldini e Ottavio Bonaccorsi.
È un’inchiesta condotta dalla stessa Arma quella che ieri ha avuto il passaggio dell’udienza preliminare. Indagini portate avanti in silenzio e nate dalla segnalazione di un collega dell’imputato. Il contesto è quello di una perquisizione a casa di immigrati conosciuti per la loro attività di spaccio.
Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, Ferrari e altri entrano in casa e iniziano a controllare le stanze alla ricerca di droga. Quello che avviene tra l’arrivo del carabiniere e il resoconto affidato al verbale dell’intervento sarà affrontato in aula.
Per la Procura Ferrari dopo aver trovato un orologio di un certo valore lo avrebbe preso, facendolo sparire alla vista dei colleghi. Un gesto che si traduce nell’addebito di furto. Nell’ispezionare l’abitazione a Pisa si sarebbe anche imbattuto in qualche centinaio di euro. Soldi occultati dai pusher in un nascondiglio scovato dal brigadiere. Dopo l’orologio sarebbe svanito anche il denaro. E, come pubblico ufficiale, con una mossa del genere scatta il reato di peculato. A chiudere la trilogia dei reati arriva il falso. Nel redigere la relazione di servizio, il brigadiere avrebbe omesso di annotare il sequestro dei soldi. Nessuno si sarebbe accorto della perquisizione “anomala” del carabiniere se lo spacciatore non si fosse lamentato con un altro militare. Confida al carabiniere il furto dell’orologio e la sparizione dei soldi. E il militare fa il suo dovere. Riporta ai superiori lo sfogo degli spacciatori. Gli accertamenti hanno riguardato anche altri militari, ma alla fine l’unico che resta nell’inchiesta e ora sotto processo è stato il brigadiere Ferrari.(p.b.)
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