Il Tirreno

Pisa

Dieci milioni per studiare cosa stiamo diventando

di Carlo Venturini
Dieci milioni per studiare cosa stiamo diventando

Migrazioni, globalizzazione e capacità di resistere o adeguarsi ai cambiamenti Ecco il primo progetto “umanistico” dell’Ateno pisano premiato dall’Anvur 

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PISA. La prima volta non si scorda mai. Il dipartimento di “Civiltà e forme del sapere” ha presentato il progetto dal titolo “I tempi delle strutture. Resilienze, accelerazioni e percezioni del cambiamento (nello spazio euromediterraneo)” e con questo progetto si è aggiudicato il riconoscimento di dipartimento di eccellenza da parte dell’Anvur. Tradotto: sono dieci i milioni di euro che si è aggiudicato questo giovane e guizzante dipartimento nato nel 2012 con il riordino della ministra Gelmini.

Guizzante perché nuota nelle diverse acque della multidisciplinarietà. «Storici, filosofi, archeologi, filologi, linguisti fanno parte di questo dipartimento e non è stato affatto facile architettare un progetto che fosse coerente con tutti i settori di ricerca e di studio», ha precisato Pierluigi Barrotta, direttore del dipartimento e docente di Filosofia della scienza. È la prima volta che il dipartimento si aggiudica un riconoscimento di eccellenza dall’Anvur e quindi va spiegato il progetto che è stato scelto tra altri di dipartimenti più blasonati.

«Partiamo da fenomeni sotto gli occhi di tutti come l’emigrazione e la globalizzazione – dice Barrotta – con l’idea di tracciare la resilienza nel tempo di strutture che si adeguano ai cambiamenti. Il Medio Evo finì nell’Età Moderna ma alcune strutture rimangono, si adattano alle nuove epoche». Il tutto viene studiato in maniera multidisciplinare con docenti esterni o giovani ricercatori. Il progetto analizza anche il fenomeno della globalizzazione e la resilienza degli aspetti locali che si trasformano. Un esempio pragmatico che si può fare è quello gastronomico, secondo cui oggi a livello globale si mangia sushi, che era un alimento di alcune ben precise e locali popolazioni.

«Il progetto ha durata quinquennale e verrà portato avanti da sette work packagise, gruppi di lavoro che vanno dal project managing, alla comunicazione, al piano editoriale per una pubblicazione internazionale che raccolga i frutti del nostro impegno», precisa il direttore. «Lo scopo primario – dice Barrotta – è quello di lavorare bene usando al meglio i finanziamenti per poter essere valutati nuovamente come un’eccellenza». Il personale docente del dipartimento ha lavorato alla stesura del progetto per quattro mesi. «Essendo per noi una novità – spiega Barrotta – abbiamo lavorato a quegli 8mila caratteri navigando all’oscuro di quanto l’Europa ci stesse chiedendo». Ad aiutarli è arrivato però l’Ufficio Ricerche dell’Ateneo. L’obiettivo scientifico del progetto prevede, «in un momento storico connotato da profondi cambiamenti sociali che si caratterizzano anche per la migrazione di masse di popolazione, di analizzare le manifestazioni di tali fenomeni e gli esiti in un ampio arco cronologico, dall’antichità ai giorni nostri, per fornire i presupposti storici e teorici». La caratteristica ulteriore di questo progetto è quella che utilizzerà solo docenti esterni. «Inoltre procederemo a scegliere degli “arbitri esterni” che valutino che cosa e se valga la pena procedere alla pubblicazione di alcuni risultati rispetto ad altri». Il tutto per scansare quell’“autoreferenzialismo” che non è proprio molto apprezzato a livello europeo. L’Anvur va ricordato che ha premiato anche come dipartimento di eccellenza quello di Ingegneria dell’informazione che si è aggiudicato un progetto da 9 milioni di euro, ma va rimarcato come per la prima volta un settore umanistico, relativamente giovane, abbia tagliato l’ambizioso traguardo precedendo un progetto scientifico.

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