La manifestazione
«Abbandonato da chi l’ha ucciso»
Il giallo della morte di Scieri: a “Chi l’ha visto?” parla l’ex comandante della Folgore
PISA. «Dopo quello che è successo devono aver pensato: “Se diamo l’allarme scoprono tutto”. E così se ne sono andati. Poi uno degli autori dell’assassinio può aver detto al caporale di giornata: “Perché non mandi qualcuno a pulire la zona dove asciugano i paracadute?”. Se si ragiona per ipotesi questo è quello che penso». Intervistato nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?”, l’allora comandante della Folgore, Enrico Celentano dà la sua spiegazione sulla morte di Emanuele Scieri, l’avvocato di Siracusa trovato morto nel primo pomeriggio del 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra. Un atto di nonnismo contro il parà. Obbligato a salire sulla scala, fatto cadere e abbandonato è l’ipotesi della commissione parlamentare d’inchiesta che ha fatto riaprire le indagini. Tra i misteri mai chiariti c’è anche la telefonata delle 23,48 dal cellulare di servizio del generale alla sua utenza telefonica alla casa di Livorno. Non si è mai saputo chi possa aver usato il telefonino localizzato nella caserma che avrebbe dovuto essere in possesso del comandante. «Non me lo ricordo» ha risposto in commissione Celentano, oggi in pensione da capo di Stato maggiore, grado che raggiunse tre mesi dopo la morte di Scieri. La Procura di Pisa non pensò di indagare su questa telefonata. «Abbiamo audito Enzo Iannelli, allora procuratore di Pisa – ha detto Stefania Prestigiacomo (Forza Italia), vicepresidente della commissione – Non ha risposto in modo sufficiente alla domanda sul perché non hanno fatto indagini sulla telefonata, né ha spiegato perché non fecero indagini sul perché Celentano fece quella stranissima visita ispettiva alle 5,30 del 15 mattina mentre c’era il corpo di Scieri a terra, ancora non rinvenuto. Iannelli ci ha detto che era irrilevante fare questa indagine. Una cosa allucinante». E sull’ispezione, con Scieri morto in caserma, ma il cui corpo non ancora scoperto, Celentano ha ribadito che era una sua prerogativa quella di fare controlli a sorpresa. «La priorità doveva essere salvare una vita, non salvare l’onore della Folgore» ha sottolineato. (p.b.)
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