Lutto
“Doppio lavoro” in ateneo quattro docenti nei guai
La Guardia di finanza accerta consulenze non autorizzate per 300mila euro I casi nel dipartimento di Ingegneria segnalati alla Procura della Corte dei conti
PISA. Sono quattro, tutti del dipartimento di Ingegneria. I loro nomi sono stati segnalati dalla Guardia di finanza di Pisa alla Procura della Corte dei conti nell’ambito dei controlli avviati a livello nazionale sul cosiddetto “doppio lavoro” negli atenei. Si tratta di professori a tempo pieno e con partita Iva che nel corso degli anni hanno avuto rapporti di lavoro anche con privati in assenza di autorizzazioni da parte dell’università. Non siamo nel campo dell’evasione fiscale. Consulenze e collaborazioni sono avvenute alla luce del sole e risulta traccia di pagamenti, incassi e ritenute d’acconto.
Quello che la norma, sulla cui chiarezza è stata sollevata più di una critica, contempla come illecito l’aver avuto rapporti esterni all’università senza il consenso del datore di lavoro. I finanzieri si sono mossi su input della magistratura contabile a caccia di irregolarità. Gli accertamenti sono stati condotti nei confronti di quei dipendenti che avevano optato per il regime di impegno a tempo pieno e che, quindi, avevano deciso di porsi in un rapporto di “esclusività” con l’università Su una dozzina di docenti radiografati, variabili nelle competenze ma sempre nell’alveo del dipartimento di ingegneria, si sono imbattuti in quattro posizioni sfociate in altrettante segnalazioni. Il conto da reclamare è commisurato agli importi e si aggira sui 300mila euro.
Spetta ora alla Procura della Corte dei conti valutare se le consulenze svolte all’insaputa dell’ateneo possono tradursi in un procedimento per danno erariale. La contestazione è quella di «aver svolto attività lavorative incompatibili con l’impiego accademico».
Queste contestazioni derivano dal fatto che lo status giuridico ed economico dei professori e dei ricercatori universitari, seguendo la medesima ratio dei dipendenti pubblici in genere, è contraddistinto da specifici divieti a garanzia del buon andamento amministrativo dell’attività didattica, di ricerca e di studio. In particolare, l’ufficio di professore e di ricercatore a tempo pieno risulta essere incompatibile con lo svolgimento di attività professionali, con l’assunzione di incarichi retribuiti e con l’esercizio del commercio e dell’industria; la normativa di settore prevede diverse tipologie di incarichi, anche retribuiti, che possono essere svolti liberamente e altri che, invece, possono essere conferiti ai docenti solo dopo l’autorizzazione dell’università, distinguendo a seconda che si tratti di soggetti che hanno optato per il regime di tempo pieno o di tempo definito.
Nell’inchiesta non sono coinvolti solo i docenti. Il conto, sotto forma di sanzioni, viene presentato anche ai committenti privati degli ingegneri che hanno lavorato senza informare l’ateneo.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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