La Corte dei conti dà la caccia ai docenti con il doppio lavoro
Accertamenti focalizzati sui professori con partita Iva Nel mirino della finanza consulenze all’insaputa dell’ateneo
PISA. Doppio lavoro non autorizzato. Consulenze ottenute e pagate all’insaputa dell’ateneo. Partite Iva aperte in parallelo a rapporti subordinati e vincolati all’esclusività.
Il radar investigativo monitorato dalla Procura della Corte dei conti comprende anche l’università pisana. È un’indagine nazionale, delegata alla Guardia di finanza, quella che vede al centro dei controlli i docenti che per le loro conoscenze e capacità possono avere rapporti anche nel mercato dei libero professionisti.
«Per la Toscana tutte le università sono interessate» fanno sapere dalla sede fiorentina della Procura contabile. Ingegneri, chimici e medici sono i fronti sui quali i finanzieri hanno concentrato le maggiori energie, anche a livelli di riscontri cartacei.
L'obiettivo della campagna è accertare se i professori con incarico a tempo pieno abbiano rispettato le regole su consulenze e incarichi professionali esterni. O se invece abbiano arrotondato lo stipendio in modo irregolare.
Tra i più a “rischio” i docenti che dividono le proprie giornate fra cattedra e partita Iva. Un occhio particolare viene riservato anche ai camici bianchi, quelli che hanno scelto l’intramoenia con una maggiorazione dello stipendio proprio in virtù dell’esclusività garantita al datore di lavoro.
C’è un pregresso in via di consolidamento che allarma i professori. Sono le sentenze già pronunciate in Italia dalle varie Corte dei conti. Docenti condannati a risarcire i rispettivi atenei con cifre variabili dai 30mila ai 400mila euro. Soldi entrati nelle tasche in modo irregolare.
Professori universitari che, con partita Iva, diventavano professionisti per i privati, ma anche autori di pareri e consulenze a favore di enti pubblici.
Le verifiche in corso riguardano la presunta violazione dei commi 10 e 12 dell'articolo 6 della legge 240 del 2010, la riforma Gelmini dell'Università.
La norma regola le attività extra didattiche dei professori, consentendo di svolgere «attività libero professionali e di lavoro autonomo continuative» ai soli professori «a tempo definito».
Quei docenti cioè che hanno accettato una riduzione di stipendio, e il divieto di ricoprire cariche accademiche, ottenendo in cambio ampie autorizzazioni a fatturare a clienti privati. È il caso tipico dei professori di Diritto che svolgono la professione di avvocato, o dei progettisti che insegnano ad Architettura. Caso non previsto su Pisa.
La Procura della Corte dei conti tende a fare verifiche soprattutto sui docenti con partita Iva. I finanzieri si muovono sulla base di segnalazioni e denunce raccolte non solo a livello locale. L’esito degli accertamenti si tradurrà in archiviazioni o inviti a dedurre, l’equivalente dell’avviso di garanzia nella procedura della magistratura contabile. Il grosso delle verifiche si è concluso e nei prossimi giorni arriveranno le decisioni sui docenti “radiografati” dai finanzieri.
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