Sicurezza
Camp Darby, civili sospesi e militari senza stipendio
È l’effetto dello “shutdown” statunitense sulla base pisana, ma lo stop al bilancio per le spese federali americane potrebbe danneggiare le aziende dell’indotto locali
PISA. Militari al lavoro senza stipendio, civili a casa temporaneamente sospesi da ogni attività. “Bannati” dal posto di lavoro. L’incubo che tiene con il fiato sospeso l’amministrazione americana aleggia anche su Pisa. Con riflessi solo sul personale statunitense che, superato l’impasse, tornerà alle normali attività lavorative. Lo “shutdown” americano potrebbe però rivelarsi dannoso per qualche azienda del territorio e in particolare per quelle che lavorano in appalto per la base a stelle e strisce di Camp Darby. Dove le normali operazioni non militari potrebbero rallentare a causa del blocco di tutte le attività governative non essenziali derivanti dalla mancata approvazione da parte del Congresso della legge che rifinanzia le attività amministrative federali. Finché la legge non sarà approvata, il personale militare in servizio nella base militare che sorge tra Pisa e Livorno resterà al suo posto, ma senza retribuzione. Un periodo di riposo forzato (e senza stipendio) è stato invece imposto al personale civile statunitense. Circa cinquanta lavoratori resteranno a casa, “congelati” in attesa dell’approvazione della legge e del rifinanziamento delle attività.
È quanto emerso ieri durante un’assemblea che si è tenuta nell’enclave a stelle e strisce, quando i responsabili della base hanno comunicato le linee dettate dal Pentagono: prosecuzione di tutte le missioni e le attività militari, temporaneamente non retribuite, e blocco di tutte le posizioni e le attività non essenziali. Circa cinquanta i lavoratori civili, impiegati in particolare negli uffici, da ieri pomeriggio sono in aspettativa. Gli unici sopravvissuti al blocco dei finanziamenti sono i civili italiani, le cui attività (e stipendi) dipendono da altri capitoli di spesa e gli addetti alle attività ricreative e a quelle accessorie (come ad esempio le scuole) che vengono finanziate con fondi interni alla base e con i proventi derivanti dalle attività. La diminuzione del personale provocherà un rallentamento delle normali attività della base, ma qualche riflesso negativo potrebbe abbattersi anche su qualche azienda del territorio, in particolare quelle che lavorano in appalto per la base, che potrebbero andare incontro ad un momentaneo ridimensionamento delle forniture. Fino all’approvazione della legge, l’installazione militare non potrà inoltre stipulare nuovi contratti, né di lavoro né con aziende per l’approvvigionamento di materiali. Lo stesso si verificò cinque anni fa, quando lo shutdown provocò lo stop ai finanziamenti e ai pagamenti degli stipendi, ma con il personale civile impiegato normalmente.
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