Il Tirreno

Pisa

Morto bruciato nell’Ape, motociclista a processo

Pietro Barghigiani
L'Ape e la moto coinvolte nell'incidente mortale (Foto Muzzi)
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L'Ape e la moto coinvolte nell'incidente mortale (Foto Muzzi)

Accusa di omicidio stradale per il centauro che finì contro un motocarro. Contestata l’alta velocità, la difesa ipotizza un concorso di colpa della vittima

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VECCHIANO. Una fine atroce. E un processo per stabilire se c’è stata una responsabilità penale in un decesso dalla dinamica straziante. Il gup Pietro Murano ha rinviato a giudizio per omicidio stradale il motociclista che il 26 settembre 2016 andò schiantarsi contro un motocarro Ape alla cui guida si trovava Dino Baldacci, pensionato di 83 anni residente a Migliarino. Nell’urto una scintilla o la combustione sprigionata dallo schianto innescò un incendio che colse l’anziano nell’abitacolo bruciandolo vivo. Non riuscì a scappare e, rimasto prigioniero dell’Ape, i soccorritori trovarono il corpo carbonizzato. Il pm Sisto Restuccia ha chiesto e ottenuto il processo per Dario Cola, 42 anni, di Molina di Quosa.

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La prima udienza è fissata per il 12 giugno davanti al giudice Raffaella Poggi. L’imputato, difeso dagli avvocati Antonio Olmi e Letizia Bertolucci del Foro di Firenze, nell’incidente riportò gravi lesioni. I due figli del pensionato si sono costituiti parte civile con i legali Alessandro Orselli e Francesca Bellacchi. Ex dipendente della Piaggio a Pontedera, in pensione da anni, Baldacci nel tardo pomeriggio del 26 settembre del 2016 era uscito dal bar Quadrifoglio in via Mazzini. Era salito sull’Ape e un attimo dopo essersi immesso nella via fu centrato dalla moto guidata da Cola. Nella contestazione di omicidio stradale l’accusa ha messo in rilievo l’alta velocità del centauro. In quel tratto, centro abitato, il limite è di 50 km/h.

L’andatura del motociclista, secondo la Procura, era superiore di almeno 20 km/h. Un dato difficile da accertare con esattezza, ma che nella ricostruzione delle indagini preliminari è stato ritenuto sufficiente per giustificare il processo. Cola risultò negativo agli esami su droga e alcol. Era, come si dice, pulito e senza alcuna alterazione psicofisica. La tesi della difesa è che una manovra repentina di Baldacci, una probabile svolta a “U” sulla strada nella ripartenza dal parcheggio davanti all’esercizio pubblico, potrebbe far scattare un concorso di colpa. Ipotesi da dimostrare in aula. Il 42enne venne trascinato sul ciglio della strada dai primi soccorritori usciti dal bar. La moto rimase con la ruota anteriore sotto il motore e il serbatoio dell'Ape che in un attimo prese fuoco. Fiamme che condannarono senza appello il pensionato. Cola nell’incidente subì ferite che lo hanno tenuto per giorni in ospedale con un’invalidità di oltre il 40 per cento.

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