Gioco
Incontro a luci rosse con ricatto: “regista” finisce in Tribunale
Filma l’amica con due marocchini, poi la minaccia: «Fallo anche con me». Cambia l’accusa: da tentata estorsione a tentata violenza sessuale
PISA. Un po’ droga per conquistarne la fiducia e tenerla vicino. Una frequentazione che la differenza di età riesce a colmare con gli stupefacenti. E poi il sesso. Non quello spontaneo. Ma quello imposto con l’arma del ricatto. Un video girato da quello che avrebbe dovuto essere un amico. E che poi pretende di “capitalizzare” quel filmato hard minacciando la ragazza di divulgarlo se non avesse ceduto alle sue voglie. Lo ha fatto con approcci pesanti. Avances spinte che si sono tradotte in denunce e ora in un processo. Rinviato a giudizio con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacente e tentata estorsione, per un 39 anni residente in provincia sono cambiati i capi di imputazione. In peggio. Accogliendo la richiesta del pm onorario Giovanni Pepe, il giudice Eugenia Mirani ha riqualificato il reato in tentata violenza sessuale e ha rimandato gli atti al gip per fissare di nuovo l’udienza in cui discutere il rinvio a giudizio. Per la Cassazione, infatti, quel tipo di richieste ricattatorie configurano il reato di tentata violenza sessuale. Storia di vulnerabilità, segnate dalla droga, quella in cui l’imputato, secondo l’accusa, ha avuto gioco facile nel coinvolgere una giovane diventata inconsapevole protagonista di un video a luci rosse girato sul litorale. I due si conoscono. Lui le procura qualche dose ogni tanto. Un giorno le propone di andare a una festa a Tirrenia. Solo che quando arrivano nel posto in cui avrebbero dovuto esserci musica e persone trovano un altro ambiente. È ancora la droga a fare da motore alla vicenda. La giovane viene convinta a fare sesso con due marocchini. E l’imputato si improvvisa regista. Il telefonino usato come telecamera con quei minuti di incontro hard conservati nella memoria dell’archivio. Un gioco tra adulti, anche se non proprio del tutto consenzienti. È l’uso che poi il 39enne fa del video a deragliare nell’illecito. Chiede sesso alla ragazza sotto la minaccia di far girare quelle sequenze in cui è riconoscibile. Ci prova più volte fino a esasperare la sua “preda” rimediando una denuncia. E ora anche un processo.
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