La manifestazione
Colpo a Scarpamondo: condannato
Il 38enne, preso con due calzature, punito per il tentato furto col divieto di dimora
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PISA. Era entrato nel negozio con un paio di scarpe vecchie e trasandate. Ma all’uscita – pur non passando dalle casse – ne indossava due nuove fiammanti. È per questo che Ahmed Slimen, un tunisino di 38 anni, ieri mattina è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per il tentato furto, una pena la giudice del tribunale Beatrice Dani ha sostituito con il divieto di dimora valido per tutta la provincia di Pisa.
Il 38enne – subito catturato grazie all’intervento di un agente della penitenziaria fuori servizio – aveva preso le calzature (dal costo di una quarantina di euro) fra gli scaffali di Scarpamondo, l’attività commerciale di via San Francesco, a due passi dalla questura e dal carcere. L’uomo – difeso dall’avvocata Antonella Antonelli di Pisa – da lunedì 8 gennaio (quando è avvenuto l’episodio) a ieri, ha atteso il processo (svoltosi con giudizio direttissimo) fra le sbarre del Don Bosco, dove era detenuto in quanto destinatario della misura cautelare.
L’uomo era imputato anche per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, dato che il poliziotto che lo aveva inseguito, dopo essere stato attirato dalle urla di una commessa, era rimasto lievemente contuso, uscendo dal pronto soccorso di Cisanello con una prognosi di cinque giorni.
Slimen – davanti alla giudice Beatrice Dani – scortato dai carabinieri si è messo più volte a piangere. Subito dopo aver preso le scarpe, all’uscita del negozio, aveva fatto suonare l’allarme dell’antitaccheggio. Motivo per il quale il 38enne è stato scoperto e inseguito. Il poliziotto della penitenziaria, dopo averlo raggiunto nella vicina via Morandi, è riuscito a bloccarlo. Attendendo l’immediato arrivo di una volante della polizia di Stato, che ha proceduto all’arresto.
Gli agenti della questura, una volta entrati da Scarpamondo, hanno poi accertato che il paio di scarpe indossate originariamente da Slimen si trovavano nella scatola che invece avrebbe dovuto contenere quelle nuove, sostituite e calzate durante la fuga. L’avvocata Antonelli, durante l’udienza, ha spiegato che il reato di furto non poteva essersi concretizzato, visto che il suo assistito non è mai stato perso di vista mentre tentava di scappare. E la giudice, pur condannando Slimen, ha accolto la sua tesi.
Stefano Taglione
Il 38enne – subito catturato grazie all’intervento di un agente della penitenziaria fuori servizio – aveva preso le calzature (dal costo di una quarantina di euro) fra gli scaffali di Scarpamondo, l’attività commerciale di via San Francesco, a due passi dalla questura e dal carcere. L’uomo – difeso dall’avvocata Antonella Antonelli di Pisa – da lunedì 8 gennaio (quando è avvenuto l’episodio) a ieri, ha atteso il processo (svoltosi con giudizio direttissimo) fra le sbarre del Don Bosco, dove era detenuto in quanto destinatario della misura cautelare.
L’uomo era imputato anche per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, dato che il poliziotto che lo aveva inseguito, dopo essere stato attirato dalle urla di una commessa, era rimasto lievemente contuso, uscendo dal pronto soccorso di Cisanello con una prognosi di cinque giorni.
Slimen – davanti alla giudice Beatrice Dani – scortato dai carabinieri si è messo più volte a piangere. Subito dopo aver preso le scarpe, all’uscita del negozio, aveva fatto suonare l’allarme dell’antitaccheggio. Motivo per il quale il 38enne è stato scoperto e inseguito. Il poliziotto della penitenziaria, dopo averlo raggiunto nella vicina via Morandi, è riuscito a bloccarlo. Attendendo l’immediato arrivo di una volante della polizia di Stato, che ha proceduto all’arresto.
Gli agenti della questura, una volta entrati da Scarpamondo, hanno poi accertato che il paio di scarpe indossate originariamente da Slimen si trovavano nella scatola che invece avrebbe dovuto contenere quelle nuove, sostituite e calzate durante la fuga. L’avvocata Antonelli, durante l’udienza, ha spiegato che il reato di furto non poteva essersi concretizzato, visto che il suo assistito non è mai stato perso di vista mentre tentava di scappare. E la giudice, pur condannando Slimen, ha accolto la sua tesi.
Stefano Taglione
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