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Gagetti si difende: «Io quelli non li conosco»

Gagetti si difende: «Io quelli non li conosco»

Il commercialista di Ripafratta è indagato a Pistoia sulla presunta fabbrica dei permessi di soggiorno

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SAN GIULIANO TERME. «Incontro molte persone, ma ho letto e riletto quei nomi. Io con quella gente non ritengo di aver preso neanche un caffè. Se nell’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari, che si terrà il 24 gennaio, mi verranno mostrate delle carte, io mi giustificherò».

Lo afferma Adriano Gabriele Gagetti, 59 anni, il commercialista di Ripafratta (nel comune di San Giuliano) con studio a Montecatini Terme coinvolto nell’indagine della squadra mobile di Pistoia sulla presunta “fabbrica” dei permessi di soggiorno facili, al cui vertice – secondo l’accusa – ci sarebbe un pakistano di 42 anni di nome Iqbal Asjid.

L’inchiesta ha portato all’arresto di 13 persone e all’applicazione di altre cinque misure cautelari. Stando alla procura Gagetti – che è sempre stato in libertà, ma inibito per un anno dall’esercizio dell’attività professionale – avrebbe prodotto documenti falsi come fatture, bilanci provvisori e registri di vendita. Con uno scopo: attestare la dimostrazione di un reddito da lavoro della ditta individuale della persona che richiedeva un ricongiungimento familiare, compiendo in tal modo atti diretti a procurare l’ingresso in Italia di cittadini stranieri.

Un’attività grazie alla quale avrebbe incassato mille euro a pratica, si legge dalle carte dell’inchiesta. Nelle quali è accusato anche di formare falsa documentazione (come l’iscrizione delle Partite Iva e le dichiarazione dei redditi) relativa a ditte inesistenti e mai iscritte al registro delle imprese. Documenti poi utilizzati dai cittadini extracomunitari – secondo la procura – per avviare i procedimenti amministrativi di rilascio dei permessi di soggiorno.

Accuse dalle quali il professionista pisano si difende con forza. Senza nascondersi. «Quelle persone non le conosco», ripete al Tirreno, dicendosi pronto a spiegare tutto davanti al gip. «Mi dispiace fermamente mettere a disagio il mio Ordine professionale, al quale sono iscritto da una trentina di anni – continua il contabile di Ripafratta – e so benissimo che da oggi sono una persona disoccupata. Purtroppo è così».

Il commercialista risulta indagato, in concorso, per procurato ingresso illegale, violazione della permanenza nel territorio dello Stato (in base al testo unico sull’immigrazione: il decreto legislativo 286 del 1998), errore determinato dall’altrui inganno (articolo 48 del codice penale) e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, in base all’articolo 479 del codice penale. «Io non conosco nessuno – rimarca Gagetti – e sono solo una persona che lavora con gli stranieri. Può darsi che qualche mia pratica sia andata in collegamento con quelle citate nell’inchiesta. Non so: sono pronto a difendermi».

Stefano Taglione

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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