Il dolore
Pazienti truffati, chiesta revoca interdizione
La difesa dell’oculista: «Misura sproporzionata, fatti di due anni fa». La Procura voleva arrestarlo
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PISA. La revoca o l’attenuazione del provvedimento di interdizione motivata con una sproporzione tra la necessità dell’esigenza cautelare e il periodo, molto in là nel tempo, dei fatti in contestazione.
Non sono entrati nel merito delle accuse che hanno portato alla sospensione del dottor Duilio Siravo, l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio e il gip Donato D’Auria. L’oculista è accusato dalla Procura di truffa aggravata per aver chiesto e ottenuto migliaia di euro da cinque pazienti per visite e, soprattutto, farmaci dall’efficacia ritenuta dubbia o inesistente. Il pm Flavia Alemi aveva chiesto la misura degli arresti domiciliari che il gip D’Auria ha respinto procedendo con l’interdizione.
Il medico si è presentato a mezzogiorno nell’ufficio del gip accompagnato dal suo legale. Nessuna domanda nel merito sugli addebiti per i quali hanno consegnato in Procura un’informativa i carabinieri del Nas di Livorno. Siravo e il suo difensore hanno sottolineato il contesto temporale dei fatti in contestazione.
Il periodo di riferimento risale alla fine del 2015 e i primi del 2016. La trasmissione delle Iene andata in onda a febbraio circoscrive il periodo. Non ci sono querele successive da due anni a questa parte. E il ragionamento dell’avvocato Porcaro D’Ambrosio sottoposto alla valutazione del gip riguarda l’adeguatezza della misura dell’interdizione rispetto a episodi avvenuti almeno due anni fa. Per la difesa mancano le condizioni per disporre un’esigenza cautelare. Di qui la richiesta di revocarla o attenuarla. L’obiettivo è far tornare al lavoro l’oculista, 60 anni, residente a Cascina, con studi a Cisanello e San Marino.
Quello che la Procura gli addebita è aver promesso interventi e soluzioni terapeutiche, anche prospettando il ricorso alle cellule staminali, quando in realtà la risposta per le patologie non era proprio azzeccata. Non che i malanni si siano aggravati, ma, per l’accusa, le soluzioni curative non erano le più appropriate. Al massimo erano inutili.
In compenso il ciclo di cure, oltre alla visita, non era proprio economico. Quasi mille euro per i farmaci, ma c’è anche chi ne ha spesi 2.600 per visite e medicine. Per ogni visita erano 250 euro. E, se non richiesta, la fattura restava nel cassetto.
Il procuratore Alessandro Crini ha invitato i pazienti seguiti in passato dal medico a farsi avanti nel caso in cui avessero avuto il sospetto di essere stati raggirati.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non sono entrati nel merito delle accuse che hanno portato alla sospensione del dottor Duilio Siravo, l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio e il gip Donato D’Auria. L’oculista è accusato dalla Procura di truffa aggravata per aver chiesto e ottenuto migliaia di euro da cinque pazienti per visite e, soprattutto, farmaci dall’efficacia ritenuta dubbia o inesistente. Il pm Flavia Alemi aveva chiesto la misura degli arresti domiciliari che il gip D’Auria ha respinto procedendo con l’interdizione.
Il medico si è presentato a mezzogiorno nell’ufficio del gip accompagnato dal suo legale. Nessuna domanda nel merito sugli addebiti per i quali hanno consegnato in Procura un’informativa i carabinieri del Nas di Livorno. Siravo e il suo difensore hanno sottolineato il contesto temporale dei fatti in contestazione.
Il periodo di riferimento risale alla fine del 2015 e i primi del 2016. La trasmissione delle Iene andata in onda a febbraio circoscrive il periodo. Non ci sono querele successive da due anni a questa parte. E il ragionamento dell’avvocato Porcaro D’Ambrosio sottoposto alla valutazione del gip riguarda l’adeguatezza della misura dell’interdizione rispetto a episodi avvenuti almeno due anni fa. Per la difesa mancano le condizioni per disporre un’esigenza cautelare. Di qui la richiesta di revocarla o attenuarla. L’obiettivo è far tornare al lavoro l’oculista, 60 anni, residente a Cascina, con studi a Cisanello e San Marino.
Quello che la Procura gli addebita è aver promesso interventi e soluzioni terapeutiche, anche prospettando il ricorso alle cellule staminali, quando in realtà la risposta per le patologie non era proprio azzeccata. Non che i malanni si siano aggravati, ma, per l’accusa, le soluzioni curative non erano le più appropriate. Al massimo erano inutili.
In compenso il ciclo di cure, oltre alla visita, non era proprio economico. Quasi mille euro per i farmaci, ma c’è anche chi ne ha spesi 2.600 per visite e medicine. Per ogni visita erano 250 euro. E, se non richiesta, la fattura restava nel cassetto.
Il procuratore Alessandro Crini ha invitato i pazienti seguiti in passato dal medico a farsi avanti nel caso in cui avessero avuto il sospetto di essere stati raggirati.(p.b.)
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