Attenzione
Mille euro a pratica e il contabile falsava i documenti
di Stefano Taglione
Dopo l’inchiesta sulla banda dei permessi di soggiorno facili il commercialista Adriano Gagetti è stato inibito per un anno
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SAN GIULIANO TERME. Secondo l’accusa avrebbe prodotto documenti falsi come fatture, bilanci provvisori e registri di vendita. Con l’obiettivo di favorire l’ingresso in Italia di due cittadini extracomunitari che volevano ricongiungersi a un loro familiare, incassando per altro mille euro a pratica. È per questo che il commercialista di San Giuliano Adriano Gabriele Gagetti, 59 anni, è stato inibito per un anno dall’esercizio dell’attività lavorativa.
Il professionista – residente nel comune termale, ma con lo studio a Montecatini – è indagato nell’ambito dell’operazione “Whitewash”, la cosiddetta fabbrica dei permessi di soggiorno facili scoperta dalla squadra mobile della questura di Pistoia. L’inchiesta, condotta dalla procura pistoiese, ha portato all’arresto di 13 persone e all’applicazione di altre cinque misure cautelari. Il presunto organizzatore del traffico di documenti illegali sarebbe un pakistano di 42 anni, Iqbal Asjid, residente a Pistoia. Proprio lui si sarebbe rivolto al contabile di San Giuliano operante in Valdinievole. Che per favorire il ricongiungimento in Italia degli stranieri, avrebbe dimostrato – attraverso documenti non veritieri – redditi da lavoro inesistenti in capo alla ditta individuale della persona che richiedeva la riunificazione.
Inoltre – sempre secondo l’accusa – il commercialista, in qualità di responsabile del suo studio e con piena consapevolezza della illiceità condotta, avrebbe fornito una falsa documentazione per trarre un ingiusto profitto (iscrizione delle Partita Iva, bilanci previsionali, comunicazioni sull’ospitalità degli stranieri e dichiarazioni dei redditi) su società inesistenti e mai iscritte al registro delle imprese, utilizzata poi dai cittadini extracomunitari per avviare i procedimenti amministrativi per il rilascio della carta di soggiorno di lungo periodo.
Gli inquirenti si sono concentrati su alcune delle pratiche seguite da Gagetti, non l’unico professionista al quale Asjid si rivolgeva. Dalle indagini, inoltre, emerge che il professionista di San Giuliano, insieme a una sua collaboratrice che parlava francese e arabo, svolgeva un lavoro “parallelo” a quello portato avanti con Asjid, interloquendo con cittadini afgani e magrebini che dall’estero venivano in Italia per rinnovare il permesso di soggiorno, avendo un precedente rinnovo o il riconoscimento dello status di protezione sussidiaria.
Il commercialista è fra le oltre 200 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta, che vede coinvolti anche dipendenti pubblici: due impiegati del Comune di Pistoia, uno della prefettura e una poliziotta ora in pensione. Il professionista sangiulianese risulta indagato, in concorso, per procurato ingresso illegale, violazione della permanenza nel territorio dello Stato (in base al testo unico sull’immigrazione: il decreto legislativo 286 del 1998), errore determinato dall’altrui inganno (articolo 48 del codice penale) e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (articolo 479 del codice penale).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il professionista – residente nel comune termale, ma con lo studio a Montecatini – è indagato nell’ambito dell’operazione “Whitewash”, la cosiddetta fabbrica dei permessi di soggiorno facili scoperta dalla squadra mobile della questura di Pistoia. L’inchiesta, condotta dalla procura pistoiese, ha portato all’arresto di 13 persone e all’applicazione di altre cinque misure cautelari. Il presunto organizzatore del traffico di documenti illegali sarebbe un pakistano di 42 anni, Iqbal Asjid, residente a Pistoia. Proprio lui si sarebbe rivolto al contabile di San Giuliano operante in Valdinievole. Che per favorire il ricongiungimento in Italia degli stranieri, avrebbe dimostrato – attraverso documenti non veritieri – redditi da lavoro inesistenti in capo alla ditta individuale della persona che richiedeva la riunificazione.
Inoltre – sempre secondo l’accusa – il commercialista, in qualità di responsabile del suo studio e con piena consapevolezza della illiceità condotta, avrebbe fornito una falsa documentazione per trarre un ingiusto profitto (iscrizione delle Partita Iva, bilanci previsionali, comunicazioni sull’ospitalità degli stranieri e dichiarazioni dei redditi) su società inesistenti e mai iscritte al registro delle imprese, utilizzata poi dai cittadini extracomunitari per avviare i procedimenti amministrativi per il rilascio della carta di soggiorno di lungo periodo.
Gli inquirenti si sono concentrati su alcune delle pratiche seguite da Gagetti, non l’unico professionista al quale Asjid si rivolgeva. Dalle indagini, inoltre, emerge che il professionista di San Giuliano, insieme a una sua collaboratrice che parlava francese e arabo, svolgeva un lavoro “parallelo” a quello portato avanti con Asjid, interloquendo con cittadini afgani e magrebini che dall’estero venivano in Italia per rinnovare il permesso di soggiorno, avendo un precedente rinnovo o il riconoscimento dello status di protezione sussidiaria.
Il commercialista è fra le oltre 200 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta, che vede coinvolti anche dipendenti pubblici: due impiegati del Comune di Pistoia, uno della prefettura e una poliziotta ora in pensione. Il professionista sangiulianese risulta indagato, in concorso, per procurato ingresso illegale, violazione della permanenza nel territorio dello Stato (in base al testo unico sull’immigrazione: il decreto legislativo 286 del 1998), errore determinato dall’altrui inganno (articolo 48 del codice penale) e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (articolo 479 del codice penale).
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