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Pisa

gli istituti di vendite giudiziarie 

Società private che incassano fino al 18% sul prezzo finale

Società private che incassano fino al 18% sul prezzo finale

PISA. Si occupano di piazzare i beni mobili che il tribunale decide di mettere all’asta (come le auto) e dell’amministrazione giudiziaria dei beni immobili, ad esempio le case. È a questo che servono...

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PISA. Si occupano di piazzare i beni mobili che il tribunale decide di mettere all’asta (come le auto) e dell’amministrazione giudiziaria dei beni immobili, ad esempio le case. È a questo che servono gli istituti di vendite giudiziarie, a cui possono essere affidate anche la custodia e la vendita dei mobili pignorati e qualsiasi altra (mobiliare) disposta dall’autorità giudiziaria.

Si tratta di società private, autorizzate a operare direttamente dal ministero della Giustizia, con decreti dalla validità di cinque anni, «tacitamente rinnovabili per ugual periodo, salvo i casi di cessazione, rinuncia o revoca», si legge sul sito del ministero. È proprio quest’ultimo a vigilare sul funzionamento degli istituti, sia direttamente sia tramite i presidenti delle Corti di appello. E le società «devono consentire in ogni momento le ispezioni dei locali e i controlli sui registri, sulle operazioni svolte, sul personale e sulla gestione», si legge ancora sul portale governativo.

Andando nel concreto, se un giudice decide di mettere una casa all’asta ne darà la custodia all’Istituto vendite giudiziarie competente – per le province di Pisa, Livorno e Grosseto ce n’è uno ed è in città, in via del Brennero – incaricando un professionista (ad esempio un notaio, un avvocato, ma anche un commercialista) per seguire la vendita vera e propria. A lui poi andrà un corrispettivo dal tribunale, mentre all’Istituto vendite giudiziarie un altro compenso in percentuale. Che è pari «al 18% per tutte le vendite sia in loco che presso l’istituto», si legge nel decreto ministeriale numero 109 dell’11 febbraio 1997; ma c’è anche un importo un forfettario che, a prescindere dalla vendita, l’Istituto incassa: circa 124 euro, ad esempio, per i beni messi all’asta a partire da 25.822,85 euro. Previsto anche un rimborso in caso di rinvii o sospensioni: è pari a 50 euro in caso di superamento della stessa soglia.

Stefano Taglione

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