Il Tirreno

Pisa

«Bufo non ha comprato l’auto all’Ivg»

di Pietro Barghigiani
«Bufo non ha comprato l’auto all’Ivg»

La difesa di Luvisotti dopo l’arresto per corruzione. «Il magistrato ha acquistato la Mercedes in un autosalone»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Il giudice Bufo non ha comprato l’auto all’Istituto vendite giudiziarie. L’ha acquistata da una concessionaria lucchese».

L’avvocato Andrea Da Prato assiste Virgilio Luvisotti, l’84enne ex consigliere regionale di destra, nonché politico locale per tanti anni tra i banchi del consiglio comunale di San Giuliano Terme. Luvisotti è stato il dominus dell’Ivg e ancora oggi non si può non associare il suo nome a quello dell’istituto che gestisce le aste dei beni dei debitori.

La sua posizione, da direttore dell’Ivg, è identica a quella del vicedirettore Giovanni Avino, 35 anni, di Pisa, nell’inchiesta “La giustizia di Zorro”. Un’indagine dei carabinieri di Massa Carrara che portato a sette arresti, di cui 4 in carcere, compreso il giudice del Tribunale civile di Pisa, Roberto Bufo, e tre ai domiciliari: oltre a Luvisotti e Avino anche l’architetto della Provincia, tecnico del Coni e Ctu per i Tribunali, Luca Paglianti, 53 anni, originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa. Luvisotti ha fatto i complimenti ai carabinieri per la delicatezza con cui sono comportati quando, martedì mattina, si sono presentati nella sua casa di Regoli per notificargli l’ordine di arresto firmato dal gip del Tribunale di Genova su richiesta della Procura ligure.

«Il mio cliente è un lottatore e non si abbatte anche se ultimamente ha affrontato seri problemi di salute – prosegue il legale del direttore dell’Ivg –. Dovrò fare copia di tutti gli atti, ma leggendo quello che compare nell’ordinanza di custodia cautelare mi sembra che a carico del mio assistito ci sia veramente poco». Le stesse accuse e le medesime considerazioni valgono per Avino, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. Entrambi devono rispondere di corruzione in atti giudiziari. Per l’accusa avrebbero promesso e ceduto una Mercedes Clk usata al magistrato in cambio della custodia e della vendita di uno yacht poi aggiudicato nel giugno 2016 per 4,8 milioni di euro. Si tratta di un Leopard 46 “Pure One” di 46,20 metri appartenuto a una società maltese e comprato da un facoltoso acquirente non europeo. Per l’accusa Bufo nel ritardare l’emissione del decreto di trasferimento, avvenuto nel febbraio 2017 (il prezzo fu pagato il 21 agosto 2016, ndr) avrebbe favorito l’Ivg che per ogni giorno di sosta dell’imbarcazione aveva diritto a 500 euro. Oltre, ovviamente, all’incasso della provvigione per la vendita di 300mila euro. Tutte spese a carico della procedura.

In cambio di questo “affare”, gestito dal giudice Bufo, per la Procura Luvisotti e Avino avrebbero fornito la Mercedes al magistrato. La difesa offre un percorso diverso che esclude il rapporto diretto Ivg-Bufo. L’auto, immatricolata nel 2011 e proveniente da un fallimento, sarebbe stata acquistata nel corso di un incanto online da una concessionaria lucchese a un prezzo maggiorato rispetto alla base d’asta di 12mila euro.

A quel punto il giudice l’avrebbe comprato dal privato. Ora è sequestrata. «Il magistrato l’ha pagata anche più della quotazione – aggiunge l’avvocato Da Prato –. Gli inquirenti cercavano il fascicolo della vendita della Mercedes a casa di Luvisotti, ma l’hanno trovato dove era naturale che fosse. All’Istituto vendite giudiziarie». I nomi sono finiti nelle intercettazioni quando Bufo si vantava al telefono con i suoi interlocutori di «avere in mano l’Ivg». E dopo quelle parole i riflettori dei carabinieri di Massa si sono spostati anche su Luvisotti e Avino. Infine, l’Ivg per poter proseguire con la sua attività sostituirà i responsabili finiti ai domiciliari con amministratori temporanei.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

ALTRI SERVIZI A PAGINA 5

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web