Il Tirreno

Pisa

Sicurezza partecipata è la parola d’ordine del nuovo questore

di Pietro Barghigiani
Sicurezza partecipata è la parola d’ordine del nuovo questore

Rossi al primo giorno di lavoro: «Venire a Pisa è un regalo» Le criticità in agenda: dallo spaccio alla microcriminalità 

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PISA. Era andato all’aeroporto Galilei per prendere il capo della polizia atteso a Prato in occasione di un evento. In auto Franco Gabrielli gli ha detto con il tono sospeso tra l’ordine e la rivelazione: «Sei pronto ad andare a Pisa?»Era il 16 ottobre scorso e Paolo Rossi, da ieri neo questore, ha trasformato quelle parole in un’investitura che lo inorgoglisce.

«Sono strafelice e in debito con Gabrielli che mi ha fatto questo regalo» esordisce nella sala dell’edificio di via Lalli dove si presenta alla città.

Livornese di Antignano, sposato, tre figli, Rossi arriva da Prato dove è rimasto due anni. Prende il posto di Alberto Francini che ieri si è insediato al vertice della questura di Catania.

Sicurezza partecipata. Non è che un questore illustra un programma. Ma una visione di quello che uno ha in mente traspare sempre. E per Rossi restano valide le iniziative messe in campo dal suo predecessore. Una sicurezza partecipata con il coinvolgimento attivo dei cittadini, «che non significa chiedere delazioni» chiosa Rossi, e il principio già indicato nel protocollo “Mille occhi sulla città”. Il progetto dello “Sguardo di vicinato” introdotto da Francini con le sentinelle nei quartieri collegate attraverso la chat di WhatsApp con la questura va in quella direzione.

Le priorità. Il giorno di Befana il questore ha incontrato il sindaco Marco Filippeschi e il comandante della municipale, Michele Stefanelli. Filippeschi gli ha ricordato la battaglia per potenziare gli organici e le visite al Viminale per perorare la causa di una città che sulla carta ha 90mila abitanti, ma che di fatto ne “ospita” almeno 150mila. «Direi un’ovvietà se affermassi che con una ventina di agenti in più lavoreremmo meglio – spiega il questore –. Ma queste sono scelte politiche in cui non voglio entrare. Che siano pochi o tanti non dipende da me. Di sicuro dobbiamo garantire i servizi in provincia con le risorse che abbiamo».

I fronti. Gli incontri con il sindaco e il prefetto Angela Pagliuca hanno messo a fuoco i fronti di lavoro. Dallo spaccio agli extracomunitari irregolari, dall’abusivismo commerciale alla microcriminalità al degrado urbano.

«Pisa è una piazza più importante di Prato – aggiunge –. E penso sia un riconoscimento per quello che ho fatto nei due anni pratesi. È una città importante e impegnativa, obiettivo sensibile anche per il terrorismo, verso la quale arrivo carico di entusiasmo. Spero che il mio impegno e quello della squadra, perché da soli non si fa niente, portino risultati operativi».

In questura il nuovo inquilino di via Lalli ha ritrovato vecchi compagni di corso e un ambiente che lo ha messo subito a suo agio. La vicinanza con la “sua” Livorno lo aiuta nel nuovo incarico.

«Dobbiamo lavorare sulla sicurezza percepita – ripete –. So bene cosa dice e pensa la gente. Noi arrestiamo venti ladri e chi ha subìto un furto si ricorda di quello che è accaduto in casa sua. Resta con quel senso di violenza e di violazione difficile da rimuovere».

Ex cestista. Rossi, da buon livornese, ha un trascorso da giocatore di basket. «Per un periodo ho anche pensato che potesse essere il mio futuro, ma poi ho capito che oltre alla passione ci vuole talento – riflette a voce alta –. E se non segni è inutile sentirsi dire che uno difende bene. Posso, però, vantarmi di essere stato un compagno di spogliatoio di un tale Alessandro Fantozzi». Un altro sport, stavolta quello del pallone da prendere a calci e non da infilare in un canestro, ha segnato la carriera livornese del neo questore. Come responsabile dell’ordine pubblico ha dimostrato di muoversi con rigore per far rispettare le regole dentro e fuori lo stadio con centinaia le diffide inflitte ai tifosi amaranto nel corso degli anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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