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Sventrata la cassaforte, rubati orologi e gioielli

Pietro Barghigiani
Alessandro Fanti indica la cassaforte aperta dai ladri
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Alessandro Fanti indica la cassaforte aperta dai ladri

Ladri nel negozio e in casa dei titolari della ferramenta Vannucci a Nodica. I derubati: «Un colpo da 30mila euro, c’erano anche i preziosi dei nostri figli»

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PISA. Non si sono preoccupati neanche di portarsi dietro i sacchi in cui mettere la refurtiva. Hanno preso le federe dei cuscini nella camera da letto dei derubati trasformandole in contenitori di orologi e preziosi. In compenso i ladri hanno lasciato qualcosa in ricordo del loro passaggio: sul comodino sono rimasti i dischi non usati della mola elettrica con cui hanno aperto la cassaforte.

È un furto che si aggira sui 30mila euro quello consumato durante l’assenza dei padroni di casa nel tardo pomeriggio di sabato in via Cittadella a Nodica. Un conto a spanne per i preziosi sottratti dalla cassaforte aperta con un flessibile. Bersagli dei ladri i coniugi Alessandro Fanti e Lucia Vannucci, storici titolari della ferramenta di famiglia in cui lavorano anche i figli che si trova al piano terra dell’abitazione. I banditi non hanno risparmiato alcuna stanza, dalla mesticheria fino alla soffitta. Un sopralluogo in verticale, diffuso e meticoloso nella ricerca di possibili anfratti in cui trovare quello che cercavano. Nel sottotetto calpestabile sono arrivati tirando giù dal soffitto la scala retrattile lungo il corridoio che dà sulle camere da letto.

«Sono nato e ho vissuto sempre a Nodica e a 76 anni è la prima volta che subisco un furto» si sfoga Fanti mentre ripercorre con il cronista il tour dei ladri che dal piano terra di casa e bottega si sono spinti fino al sottotetto. Nella via sono in tanti ad aver ricevuto le visite dei ladri. Di sicuro chi è entrato nelle proprietà Fanti-Vannucci aveva calcolato i tempi di uscita della coppia e pensato che avrebbe potuto trovare un bottino consistente nella residenza di una delle famiglie di commercianti più in vista del paese. Una stima che non ha deluso le aspettative dei ladri. «Siamo usciti poco prima delle 17 per andare al cinema a Pisa – spiega Fanti –. Al rientro, verso le 20, abbiamo trovato tutto a soqquadro. È quasi certo che avessero un palo fuori per indicare uscita e ritorno».

La banda è passata dal terrazzo al primo piano dopo essersi arrampicata dai tetti più bassi che sono intorno all’abitazione. Quindi è stata forzata la porta finestra che porta alla cucina. E a quel punto è iniziato il giro in ogni pertugio di casa e negozio. In un locale di sgombero, utilizzato come cucina di appoggio, hanno persino aperto il caminetto rimuovendo la lastra di metallo. «È evidente che cercavano soldi e gioielli – prosegue Fanti –. Nella ferramenta hanno preso il fondo cassa, non più di 200 euro, e un piccolo forziere che tenevamo per comodità sotto un bancone. Non c’era niente. Non ne teniamo soldi in negozio, i miei figli versano tutto proprio per evitare di lasciare troppo contante in giro».

Dal piano terra setacciato in ogni ambiente, la gang è salita al primo piano. E qui ha visitato le camere da letto aprendo cassetti e scaraventando gli indumenti sul pavimento e le cyclette sui materessi. Quando hanno raggiunto la camera dei coniugi sono riusciti a trovare la cassaforte. La caccia è finita quando hanno iniziato a muoversi da scassinatori. Avevano raggiunto l’obiettivo. Con una mola elettrica hanno tagliato in due punti il forziere incastonato nel muro. Lo hanno scardinato con alcuni colpi ripulendo l’interno. «Ho fatto il fabbro per tanti anni – spiega Fanti –. Ci sono mole in circolazione che in un quarto d’ora possono fare quello che è accaduto a noi».

Sul comodino hanno lasciato i dischi non usati per tagliare il fronte della cassaforte. Poi hanno sfilato le federe dei cuscini riempiendole di orologi d’oro, gioielli, monili, collanine. «Non c’erano solo i nostri preziosi – aggiunge la signora Vannucci –. Ma anche una parte di quelli dei nostri figli». Messo al sicuro il bottino, i ladri sono scappati lasciandosi alle spalle una casa in disordine e una cassaforte vuota. I commercianti provano a sdrammatizzare: «Abbiamo controllato la marca dei dischi della mola. Non glieli abbiamo venduti noi». Sul posto i carabinieri del nucleo radiomobile, mentre la denuncia è stata formalizzata in caserma a Migliarino.

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