Il Tirreno

Pisa

Sicurezza partecipata Pisa modello in Italia

di Valentina Landucci
Sicurezza partecipata Pisa modello in Italia

Francini saluta la città prima del trasferimento a Catania «Bene il lavoro sull’antiterrorismo, resta il problema spaccio»

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PISA. Forse non lascia una città più sicura, almeno sotto alcuni aspetti come lui stesso riconosce. Certamente lascia una città che sta sviluppando gli anticorpi per diventarlo. Una Pisa piccola ma con i problemi delle grandi metropoli dove a fare la differenza è e sarà il coinvolgimento dei cittadini nella lotta alla criminalità. Il questore Alberto Francini, napoletano classe 1957, saluta la città alla quale ha dedicato gli ultimi tre anni di impegno professionale. Da lunedì sarà in servizio a Catania. E l’occasione è di quelle ideali per tracciare un bilancio del percorso fatto a Pisa: bilancio critico che definisce anche la prospettiva entro la quale la città della Torre può cominciare a sentirsi più sicura.

Lo “Sguardo di vicinato”. Senza aver mai voluto fare distinzioni tra sicurezza reale e sicurezza percepita Francini ha dato il via a quella che per la città è stata un vera rivoluzione, sul piano culturale, dei rapporti istituzionali e con i cittadini. «Credo che qui - ha detto ai giornalisti salutandoli prima della partenza per Catania - prima che in tante altre realtà del nostro Paese, si è concretamente cominciato a sperimentare una vera partnership in tema di sicurezza, tra cittadini e istituzioni, che avesse una organizzazione scientifica e non un approccio lasciato all’improvvisazione. E questo grazie soprattutto alla collaborazione proattiva di alcuni cittadini di buona volontà e di notevole apertura mentale». È da qui, dall’apertura della questura alla città e dalla condivisione delle responsabilità con i cittadini, che è cominciato il percorso dello “Sguardo di vicinato”: la collaborazione tra forze dell’ordine, privati e istituzioni che «al di là di portare a risultati operativi, che comunque ci sono stati, contro la criminalità - spiega Francini - ha fatto in modo che le persone si rendessero conto delle problematiche, ha favorito tra i cittadini comportamenti virtuosi e il ricostituirsi di rapporti di vicinato e comunità venuti meno nel tempo. Alla società che sta cambiando un serve un esercito di poliziotti ma il coinvolgimento della gente. E la sicurezza partecipata, come l’abbiamo sperimentata a Pisa, è una forma di governo del cambiamento».

L’antiterrorismo e l’ordine pubblico. Lo “Sguardo di vicinato” è solo uno degli obiettivi di cui Francini va orgoglioso. «Pisa è una città che ha bisogno di controlli anti terrorismo importanti - afferma il questore - Su questo credo abbiamo lavorato molto bene anche grazie all’ottimo coordinamento con la prefettura e le altre forze dell’ordine». E Francini non si riferisce solo ai controlli “visibili”, ma anche al lavoro di intelligence grazie al quale «lascio una situazione tranquilla su questo fronte per la sicurezza» dice. E parlando di Piazza dei Miracoli plaude al «controllo capillare che in questa come in altre piccole aree strategiche della città ha contribuito a evitare la confusione totale: restano fenomeni di criminalità (borseggi e commercio abusivo ad esempio, ndr) che rientrano in un quadro fisiologico e non patologico». Un bilancio positivo dell’azione della polizia che il questore estende ai temi dell’ordine pubblico: non sono mancate tifoserie vivaci, partite di calcio a rischio, occupazioni e manifestazioni di piazza dalle forti tensioni «ma abbiamo sempre agito con fermezza e professionalità evitando che certe situazioni potessero sfociare in problemi di ordine pubblico».

La piaga: lo spaccio. Ciò di cui Francini è meno contento è il risultato dell’azione delle forze di polizia contro lo spaccio di droga in città. «Non posso essere soddisfatto - afferma - Pisa offre, per buoni motivi, un bacino di utenza molto appetibile a cominciare dalla presenza di una grande massa di giovani studenti: anche solo l’uno per cento di loro rappresenta un bacino non indifferente. Sul fronte del contrasto allo spaccio si può fare di più con un impiego più razionale delle risorse e insieme l’introduzione di modifiche alle norme indispensabili che non prevedano più trattamenti di favore nei confronti dei piccoli spacciatori. Allo stato attuale lo spaccio al minuto è monopolio di bande di extracomunitari nei confronti delle quali non sono più giustificabili trattamenti di favore sul piano normativo».

Controlli e personale. Più in generale Francini riconosce la necessità, anche per il futuro, di un impegno maggiore sul fronte della lotta al disordine urbano e alla criminalità diffusa. E in questa prospettiva auspica una prosecuzione delle attività di controllo del territorio aggiuntive messe in atto grazie alla collaborazione con le altre forze dell’ordine e soprattutto alla disponibilità del personale in servizio alla questura di Pisa. Quelle pattuglie in più in giro per la città mattina e pomeriggio rese possibili grazie a una operazione di “svuotamento” degli uffici: «Ho messo in strada il maggior numero possibile di donne e uomini - conclude Francini - ma questo ma messo a dura prova gli uffici e il personale stesso, sempre più anziano, al quale vengono chiesti continui sacrifici. Un problema che dovrà affrontare il mio successore».

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